Desperate Journalist

Desperate Journalist

2015 (Fierce Panda) | post-punk, revival

Bel nome Desperate Journalist, hype garantito e visibilità al massimo, metteteci poi una vigorosa voce femminile, un’attesa che viene alimentata, spenta e poi rianimata da alcuni  mesi, e comprenderete tutto l’interesse per questo esordio.
L'ambito è strettamente anni 80 e non potrebbe essere altrimenti visto che il nome della band è ispirato al titolo originario di quella che poi è diventata “Grinding Halt” dei Cure, un sound post-punk eccessivamente devoto, che paga il prezzo restando ancorato in modo quasi didascalico all’euforia creativa di quegli anni.

Nulla di male, sia ben chiaro, anzi, “Desperate Journalist” suona come una doccia gelata in agosto, scuote e muove i sensi grazie al piacevole amarcord che chitarra e basso evocano nell’ascoltatore, ovvero Cure, Smiths, Icicle Works, Sugarcubes, New Order/Joy Division, Siouxsie & The Banshees e molte band di culto di quegli anni. Le canzoni, pur senza brillare per originalità, hanno i contorni sonori adatti per essere apprezzati e gustati senza annoiarsi.
Il fascino di “Desperate Journalist” è tutto qui, ovvero in questa messa in scena sonora molto energica, che evoca nostalgia attraverso sonorità quasi da club underground, in antitesi con l’effimero lo-fi malinconico o grezzo che spesso nasconde una totale mancanza di idee.
Qui l’idea c’è, ed è molto chiara e onesta, non importa quanto siano memorabili le canzoni, anche se più di una cattura l’attenzione (“Distance” e “Cement" su tutte), quello che conta per la band è ritrovare quel gusto di sporcarsi le mani: non è un caso che la dimensione live appaia per ora quella più congeniale per apprezzarne le doti.

Senza dubbio “Control” e “Cristina” onorano il loro ruolo di singoli apripista, e “Heartbeats” è la candidata ideale per consolidare la loro fama, ma mischiando le carte titoli e brani sono intercambiabili senza che si alteri il tono. In ognuna delle undici tracce ci sono spunti capaci di sollevare entusiasmi deja-vu: i Desperate Journalist tengono abilmente fuori tutta quella pretenziosità che ha negato a molte band post-punk del nuovo millennio di suonare convincenti, ma onestamente non c’è nulla che possa garantire autonomia e proseguimento della stirpe. Un remake-remodel tra i migliori in giro, ma il loro set è simile a quello delle migliori cover band, solo che hanno mischiato il repertorio originale e apportato qualche modifica ai titoli, non c’è nulla per cui disperarsi, forse da divertirsi, ma solo per una notte.

(30/03/2015)

  • Tracklist
  1. Control 
  2. Cristina 
  3. Hesitate 
  4. Remainder 
  5. Distance
  6. Nothing 
  7. Happening
  8. Eulogy
  9. Heartbeats 
  10. Cement






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