Gaz Coombes

Matador

2015 (Hot Fruit) | alt-pop

Dove eravamo rimasti? Lo scioglimento dei Supergrass, le cover dell'estemporaneo progetto Hot Rats, l'esordio solista Here Come The Bombs all'insegna di un alt-pop d'autore sospeso tra passato e futuro. Un percorso apparentemente a zig-zag, quello di Gaz Coombes, e invece ben più lineare di quanto non possa sembrare dopo un'analisi superficiale. Con il sophomore, l'artista di Oxford svela al contrario le proprie intenzioni: “Matador” segna infatti il (quasi) definitivo affrancamento dalle istanze britpop delle origini – e tutto sommato dell'intera militanza quindicinale nella sua celebre band – in favore delle derive estroverse, talvolta persino sperimentali, del presente.

“Matador” è infatti l'approdo maturo e a suo modo coraggioso verso lidi stilistici di più ampio respiro, una sorta di piccola enciclopedia del vecchio-nuovo Coombes, tra sparuti retaggi autoreferenziali e vigorose spinte verso soluzioni non ancora battute, a cominciare da un più generoso utilizzo dell'elettronica a discapito del caro, vecchio rock.
Al centro del disco - nel quale, tra l'altro, suona tutto o quasi da solo (in quattro brani compare il batterista dei Ride, Loz Colbert) - ci sono ancora la melodia e la splendida voce di Gaz, a mancare di sovente è la forma-canzone tradizionale: il capolavoro dell'album, “20/20”, è una ballata rarefatta che si accende per gradi, aumentando man mano le dosi di pathos. Significativo anche che, nella veloce cavalcata “The English Ruse”, il modello non sia più quello britannico bensì, viceversa, la lezione degli Arcade Fire di “The Suburbs”.

L'accorato notturno di “Buffalo” si dispiega su metriche dub, mentre Needle's Eye” si apre a un ritornello soul, “Seven Walls” batte la strada di un crepuscolare, romantico minimalismo e “Oscillate” si discioglie in una psichedelia alt-pop.
Le reminiscenze britpop riecheggiano in una “The Girl Who Fell to Earth” che fa il verso a David Bowie e nel quattro quarti ispirato di “Detroit”. Il finale è affidato al midtempo “Matador”, un minuto e mezzo di melanconia nineties che si interrompe improvvisamente dopo il primo e unico ritornello.

Ormai del tutto svincolato dai bagordi di una carriera tanto fortunata quanto spensierata a braccetto con i Supergrass, Coombes trova una seconda vita artistica dalle molteplici possibilità, e sceglie di batterle tutte, dando vita a un album non sempre perfetto ma d'altro canto sicuramente coraggioso e intenso.

(03/02/2015)

  • Tracklist
  1. Buffalo
  2. 20/20
  3. The English Ruse
  4. The Girl Who Fell To Earth
  5. Detroit
  6. Needle's Eye
  7. Seven Walls
  8. Oscillate
  9. To The Wire
  10. Is It On?
  11. Matador
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(2012 - Hot Fruit Records)
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