Paolo Tarsi

Furniture Music For New Primitives

2015 (Cramps/Rara Records) | avanguardia

Paolo Tarsi è un giovane pianista e compositore, da sempre affascinato dalla prima musica minimalista americana (Terry Riley, Philip Glass, Steve Reich); dopo aver pubblicato nel 2015 un album interamente dedicato a John Cage ("Dream In A Landscape"), sempre nello stesso anno pubblica il nuovo "Furniture Music For New Primitives", nato dalla lettura del romanzo "Le città della notte rossa" - primo di una trilogia composta da "Strade morte" e "Terre occidentali" - di uno degli scrittori simbolo della Beat Generation, William S. Burroughs. L'album vede svariate partecipazioni che vanno da Paolo Tofani (Area), Roberto Paci Dalò (clarinetto basso), Gianni Giudici (piano), Michele Selva (sax), Enrico Gabrielli (Calibro 35, Afterhours), Sebastiano De Gennaro (percussioni) e Diego Donati (chitarra). 

La musica di Paolo Tarsi prende fortemente spunto dagli anni Sessanta americani - minimalismo, Beat Generation, atmosfere psichedeliche - ma si apre a varie esperienze anche molto successive, alcune addirittura contemporanee - che mostrano una passione e una cultura musicale notevolissima per le avanguardie del Novecento, la musica elettronica e il rock, in particolare per il post-rock, l'ambient di Brian Eno (come fa capire lo stesso titolo che tradotto significa "musica d'arredamento per nuovi primitivi"), i Pink Floyd (con particolare riferimento a Richard Wright) e un certo tipo di jazz legato alla contemporaneità.

Ascoltare "Furniture Music For New Primitives" è un po' come prendere una boccata di ossigeno; capita infatti raramente di sentire un musicista di appena trentuno anni con tanta esperienza e tante conoscenze musicali. La sua capacità di spaziare tra generi e decenni diversi, senza mai perdersi in inutili sperimentalismi fine a se stessi, sempre restando nel campo del comprensibile, sempre capace di comunicare, merita un plauso.
Tra i brani si segnalano "Cluster #2", ideale continuazione di "Cluster One" dell'album "The Divison Bell" (1994) dei Pink Floyd, con spiccati rimandi psichedelici dettati dal lungo assolo di chitarra, dal vibrafono e da un sottofondo elettronico. In altri momenti è il jazz a sembrare influire maggiormente, ma se si ascolta "Dreamtime" più che un sax in ambito jazz, sembra di sentire una versione ambient rarefatta di "Pavilion Of Dreams" di Harold Budd. "Electric Sakuhin" è un bellissimo brano post-rock (dall'inizio elettronico sino al crescendo finale) che starebbe a pennello in un album dei Mogwai.

"In The Total Animal Soup Of Time" è il momento più onirico, con ripetizioni che rimandano a Terry Riley; anche "A lenta percezione", suonata insieme a Enrico Gabrielli dei Calibro 35, mantiene un mood simile che continua in "The Melody Haunts My Reverie", formando di fatto una splendida triade da ascoltare rigorosamente in sequenza, con velati rimandi cinematografici degni del Brian Eno di "Music For Films". In particolare, la ricerca di timbri e tonalità dell'organo appare riuscitissima. Il grande ex-Area Paolo Tofani dà il suo meritorio contributo in "Construction Dans L'Espace Et Le Silence", dove suona la Trikanta Veena che si sovrappone agli archi del quartetto Maurice, creando il perfetto finale di un Lp che è un ottimo biglietto da visita per il suo giovane autore.

(21/05/2016)



  • Tracklist
  1. Dreamtime
  2. Cluster #2
  3. Electric Sakuhin
  4. In the Total Animal Soup Of Time
  5. A lenta percezione
  6. The Melody Haunts My Reverie
  7. Construction Dans L'Espace Et Le Silence
  8. Construction Dans L'Espace Et Le Silence (feat. Paolo Tofani) [Bonus Track]




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