Sospinte da una discreta dose di hype (soprattutto in patria), le inglesi Pins si riaffacciano sul mercato discografico a poco meno di due anni di distanza dall’esordio lungo “Girls Like Us”. Il curriculum, nel frattempo, si è riempito di nuove esperienze, a cominciare dalle recenti date di spalla alle redivive Sleater-Kinney e ai Wire, mentre a dar man forte al quartetto femminile di Manchester c’è ancora il rassicurante bollino della Bella Union.
Sull’onda lunga di tali riconoscimenti, Faith, Anna, Lara e Lois hanno deciso di sorvolare l’Atlantico per raggiungere il Rancho de la Luna studio in California dove, sotto la produzione di Dave Catching (Queens Of The Stone Age, Eagles of Death Metal) e Hayden Scott, ha visto la luce il secondo atto “Wild Nights”.
Ogni cosa al suo posto, dunque, se non fosse che l’anello debole di questo – sulla carta – scientifico percorso di crescita oggi come oggi sembra essere la musica stessa delle quattro britanniche. Accantonate quasi del tutto le sonorità post-punk/shoegaze di un debutto sulla scia delle connazionali Savages (c’è giusto una “Too Little Too Late” a rimarcare il debito affettivo con i Jesus & Mary Chain), le Pins irrobustiscono le chitarre e al contempo accentuano la componente melodica, dando vita a un garage-pop che potrebbe riassumere in un solo colpo l’indie-rock delle varie Vivian Girls e La Sera – entrambe “creature” della bassista Katy Goodman – e l’alternative-rock delle Hole, senza però possedere lo smalto delle prime e la sfrontatezza delle seconde.
Più America contemporanea, a conti fatti, che vecchia Inghilterra in questo sophomore che parla di sogni. Se si escludono infatti le fascinose cavalcate “Baby Bhangs” (posizionata con strategica lucidità all’inizio della scaletta) e “Oh Lord”, il resto del repertorio si muove sostanzialmente nella nuova direzione, ma sempre in modo abbastanza stereotipato e senza effettivi spunti degni di nota.
A fronte di un sound che vuole aggiornarsi ai tempi che corriamo, a latitare è l’ispirazione: mai un’idea davvero forte, un riff sopra le righe, un ritornello che sappia lasciare il segno. Anche l’ugola di Faith Holgate, dai più paragonata alla “solita” Siouxsie appena due anni fa, sembra adeguarsi al mood generale. Un livellamento al ribasso il cui manifesto potrebbe essere proprio il singolo “Young Girls”, lanciato all’inseguimento di un’idea mitizzata di West Coast fatta di quegli arpeggi trasognanti e quei coretti innocui che spuntano come funghi (“Dazed By You”, “If Only”) nella scaletta dell’album.
Peccato, perché le Pins qualche numero nelle loro corde ce l’hanno. La scelta di mettere in tasca la propria bussola artistica per seguire certe mode di un momento che, tra parentesi, pare anche già passato, non sembra però aver pagato in questo caso.
Aggiungi OndaRock alle tue Fonti preferite su Google Discover. Non perderti le nostre recensioni, le pietre miliari e le ultime news direttamente nel tuo feed.
23/07/2015