Amaranthe

Maximalism

2016 (Spinefarm) | pop, trance-metal

Gli Amaranthe sono un "supergruppo" svedese che mescola metal melodico a un impianto fortemente pop, con membri di alcune band meno note della scena locale. La cantante Elize Ryd lo ha definito "dance metal con un pizzico di death e metal moderno/melodico".
Dopo l'omonimo disco di debutto del 2011, in soli 6 anni hanno pubblicato 4 album e decine di singoli che rientrano sempre in qualche classifica europea. Il gruppo non si è mai discostato dalla propria formula altamente orecchiabile, pubblicando in rapida successione "The Nexus" (2013), che nel bene e nel male non aggiungeva niente al debutto, e "Massive Addictive" (2014), che è praticamente una fotocopia del predecessore ma con meno guizzi. Per questo, anche con l'ultimo "Maximalism" (novembre 2016) non ci sono grosse novità, a parte una diminuzione quantitativa degli elementi rock & metal in favore di quelli pop, attribuibile soprattutto alla direzione inseguita dalla Ryd, ma sempre riscaldando gli stessi ingredienti e rimanendo nel solco già tracciato e ribadito. 

Se all'inizio la loro formula poteva magari suggerire un potenziale nelle melodie pop trascinanti, così come anche uno spirito citazionista e di "tributo", col tempo gli Amaranthe hanno decisamente esaurito le idee. Quel poco che può ancora essere interessante, oltretutto, non è nemmeno vera farina del loro sacco. 
L'idea alla base del gruppo è quella di riprendere vari stilemi popolarizzati (e abusati...) da alcune scene metal di successo (partendo da gruppi definiti dalla stampa "trance-metal" o "trancecore" per finire con le formazioni alternative-metal svedesi di maggior successo e appeal degli ultimi anni), l'attitudine del pop-metal anni 80 e immergere il tutto in un approccio estremamente radio-friendly e hit-oriented aggiornato al nuovo millennio, senza pretese. Il lato chitarristico ricicla riff uguali a quelli di mille altri gruppi metal melodici, ma al fine di sostenere l'elemento vocale. Anche le tastiere, i sintetizzatori e la componente elettronica sono giusto un blando sostegno di sottofondo all'aspetto vocale, e c'è pure poco di "trance" vera e propria. Non c'è molto di appagante su questo fronte per chi cerca ricchezza di suoni elettronici e melodie tastieristiche. 
Al centro del palcoscenico ci sono le voci, forse sprecate in questo contesto. Il lato canoro è fatto di ritornelli antemici di uno stampo dall'Europop al glam-metal, con duetti condotti da una voce femminile pulita (quella della talentuosa frontwoman Elize Ryd) che tiene le redini e da una maschile pulita di sostegno, alle quali si alterna una terza voce in growling (!) che apparentemente sembra non avere nulla a che fare col resto ed è una palese imitazione di Bjorn Strid dei Soilwork. Ed è questa tripletta forse l'unica vera novità introdotta dagli Amaranthe, seppur in maniera preconfezionata.

Che la formula iniziasse ad avvertire mancanza di idee fresche, di melodie vincenti e riff trascinanti era ormai evidente. Fra i pezzi più orecchiabili di "Maximalism" ci sentiremmo di menzionare il singolo "Boomerang", che sembra citare "You Spin Me Round" dei Dead Or Alive nel ritornello vocale, e l'incalzante "Break Down And Cry". Il primo singolo di lancio "That Song" è accattivante, cantabilissimo e divertente, ed è un'evidente citazione di "We Will Rock You" dei Queen, ma è come se a cantare ci fosse Rihanna in un momento in cui decidesse di ispirarsi ai ritornelli antemici di gruppi come i Def Leppard di canzoni tipo "Pour Some Sugar On Me". Tutto l'album sfocia, nel migliore dei casi, nel già sentito: un ricalco semplificato di gruppi come Blood Stain Child o Xe-None (nel peggiore). Il punto più povero è forse la ballata "Limitless", un ricalco al carboncino degli omologhi cloni pop che puntualmente intasano le classifiche. Fra i pezzi più aggressivi c'è "Fury", che riprende il riff di "Casket Closing" degli Engel e lo rimescola a prestiti stilistici provenienti da Soilwork e Ace Of Base. 
La terribile ballata "Endlessly" chiude il disco quasi plagiando l'atmosfera di "My Heart Will Go On" di Celine Dion e lasciando una pacchiana sensazione di incompiutezza. 

Come ormai è tradizione del gruppo, il lato peggiore sono i testi, fin troppo privi di mordente. Decisamente "Maximalism" è il peggior lavoro degli Amaranthe fino ad ora. Non bocciamo il disco per pregiudizio verso ciò che è più pop che metal. Se dovessimo proporre un'alternativa più valida, rimanendo in ambito "pop con i chitarroni", dalla vicina Norvegia segnaleremmo i Theatre Of Tragedy di dischi come "Assembly", ben più ispirato e anche più smaliziato. Variando un po' la proposta (paragonabile negli scopi seppur parta da basi stilistiche differenti), ma senza rinunciare alla melodia e senza neanche uscire da Gothenburg, proporremmo gli All Ends, con il loro heavy-rock su cui si adagiano le due potenti vocalist femminili in salsa anni 80. 

Subito dopo l'uscita dell'album, la voce maschile pulita del gruppo, Joacim "Jake E" Lundberg, ha annunciato di volersi prendere una pausa a tempo indeterminato per divergenze artistiche, che poi a febbraio 2017 è diventata definitiva.

(11/03/2017)



  • Tracklist
  1. Maximize
  2. Boomerang
  3. That Song
  4. 21
  5. On The Rocks
  6. Limitless
  7. Fury
  8. Faster
  9. Break Down And Cry
  10. Supersonic
  11. Fireball
  12. Endlessly
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