Cabeki

Non ce la farai, sono feroci come bestie selvagge

2016 (Brutture Moderne) | post-rock

L’arrangiatore multistrumentista veronese Andrea Faccioli è responsabile del successo di act come Baustelle e Le Luci Della Centrale Elettrica quando decide di emergere solista a nome Cabeki. Com’era prevedibile, Faccioli una volta libero dalle pastoie del pop dimostra una personalità ben più inquieta, se non creativa. Già nel primo “Il montaggio delle attrazioni” (2010) imposta una forma di musica da camera che ha alte aspirazioni tramutandosi, via via, in folk dal mondo (celtico, slavo, cinese), in trio neoclassico, e in un piccolo ma austero Morricone. Con “Una macchina celibe” (2012) amplia la palette fino a comprendere diverse gamme di suono chitarristico, fino a sfiorare il misticismo. A tratti Faccioli sembra dirigere una sorta di sghemba orchestra, usando anche le voci in “Negazioni che si negano” (memore del post-rock dei Califone così come del nuovo freak degli Akron Family).

Il terzo “Non ce la farai, sono feroci come bestie selvagge” riprende con i suoi acquarelli acustici, fin dal saltarello per acustica ed ensemble d’archi di “Disgelo”, che ha i suoi avvicendamenti armonici liberi, il trotto alla John Fahey di “Prima luce” (una versione più tradizionale dei Gastr Del Sol, con ipnosi distante di fiati), il pastiche di “Umanità” (alla Clogs, che affonda in una cupa, grave toccata sinfonica di droni), la più leggiadra e barocca “Falia”, la contagiosa “Affiora” (solo tastiere, niente concertino).
Ciò che lo proietta allo status di compositore obliquo è però il lascito più rock, “La vetta”, un momento che per compattezza ed enigma sembra uscito da “Another Green World” di Brian Eno, mentre la svirgolante e ribattuta “Passaggi” trova un breve equilibrio tra sintesi e virtuosismo, e, di più, la quasi-appalachiana “Cromo” aggiunge una tensione di pause e distorsioni cacofoniche.

Suonato da Faccioli, a chitarre (acustica, elettrica, lap steel), basso, banjo, cumbus, piano elettrico, e svariati altri tra tradizionali ed elettronici, completato da violoncello (anche Julia Kent), violini e viole, tromba e flicorno, batteria e percussioni (il conterraneo Nelide Bandello), vibrafono (Sebastiano De Gennaro). Tanti mezzi usati con precisa discrezione. E’ il suo disco più ambizioso, laddove l’ambizione non parla la lingua della grandeur ma della concisione da aforisma senza parole, dell’assioma logico che rimane immacolato. Molta confezione, ma d’indiscutibile fattura.

(03/11/2016)

  • Tracklist
  1. Disgelo
  2. Prima luce
  3. Umanità
  4. La vetta
  5. Passaggi
  6. Disarmo
  7. Cromo
  8. Falia
  9. Affiora
  10. Ultima luce
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