Fatima Al Qadiri

Brute

2016 (Hyperdub) | synth, experimental

Gli ultimi due anni non sono stati di certo tra i più esaltanti della storia dell’umanità. Tra contraccolpi economici planetari post (?) crisi, conflitti estesi a macchia di leopardo (e petrolio), attentati, scandali politici, esodi, tragedie umanitarie d’ogni sorta, insanabili contrasti sociali e chi ne ha più ne metta, il mondo appare sempre più drammaticamente diviso. Il profondo acuirsi di tutto questo scempio ha profondamente scosso l’animo nobile e sensibile di Fatima Al Qadiri, producer senegalese di nascita, cresciuta nel Kuwait e infine trapiantata negli States, ma soprattutto singolare compositrice dall’immaginario sonoro ricchissimo e attenta esploratrice di tematiche socio-culturali da sviscerare con cura attraverso una nuova coscienza digitale.

Se con l’atipica e ipnotica esperienza dell’esordio l’intento era quello di avvolgere e disorientare l’ascoltatore mediante un synth esoticamente sfuggente, cabalistico e androgino al tempo stesso, in “Brute” - secondo full lenght edito per la benemerita Hyperdub - il suono tende a una perdizione straniante e drammatica. E’ una visione del mondo e delle cose scossa e indignata a scuotere lo spirito produttivo di Fatima al Qadiri. In copertina campeggia una foto ritoccata di Po-Po, la celebre scultura dell’artista di Filadelfia Josh Kline raffigurante uno smarrito teletabbie in divisa SWAT. Un elemento visivo che esprime appieno il senso di condanna e perdizione che pervade il disco in tutta la sua durata.
L’introduzione di campionamenti tratti di peso da sommosse popolari e svariati scontri con la polizia (l’introduttiva “Endzone”), funge da collante reazionario da porre in contrapposizione al mood oscuro e isolazionista del synth (“Blood Moon”). Il sentimento di rivalsa e protesta dal neo-liberismo assassino assume toni conturbanti ed esoterici nelle danze aliene di “Breach” e “Blows”, mentre in “Curfew” fugge via al sopraggiungere improvviso delle sirene, in un vibrante climax di alienazione e sgomento collettivo.

In “Brute” l’inquietudine di fondo è tenuta a bada da una ricercata compostezza sonora. Spettrali evocazioni segnalano qua e là un angosciante disorientamento emotivo (“10-34”), così come partiture vagamente chilly inacidiscono tra vetri rotti e invettive in opposition (“Power”). La musica della giovane produttrice kuwaitiana esorta dunque a un’insolita forma di isolamento depurativo, mediante il quale il tentativo di affondare il proprio turbamento è attuato avvalendosi di una nuova consapevolezza dei fatti e di una costante indignazione.
“Brute” è quindi un album a suo modo politico, ma in egual misura alieno e narcotizzante. Un concept meditativo dai risvolti inconsueti per lo stesso filone d’appartenenza, da maneggiare con cura ed estrema cautela.

(07/04/2016)

  • Tracklist

1. Endzone
2. Blood Moon
3. Breach
4. Curfew
5. Battery
6. 10-34
7. Oubliette
8. Blows
9. Aftermath
10. Fragmentation
11. Power

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