Little Annie

Trace

2016 (Tin Angel) | songwriter

Messo da parte il sodalizio con Paul Wallfish, Annie Anxiety Bandez (aka Little Annie) mette a frutto tutto il proprio percorso artistico, realizzando l'album più complesso e originale dai tempi di “Songs From The Coal Mine Canary”.
“Trace”, inciso grazie al crowdfunding, giunge a ben sei anni di distanza da “Genderful” e segue l’esperimento poetico con Baby Dee “State Of Grace”, consacrato anche in forma letteraria con un interessante libro di prosa.

Ammirata e acclamata anche da Frank Zappa (musicista poco incline a commenti sull’operato altrui), Annie Bandez ha incluso nel suo curriculum collaborazioni con gruppi dalla rinomata qualità creativa: Coil, Crass e Current 93, tra gli altri.
In molti sono stati tentati dal definirla una cantante jazz, “Trace” conferma al contrario una versatilità stilistica encomiabile, dove il jazz è solo un elemento destrutturante della composizione, la forma-canzone diventa così tabula rasa, un tracciato dove far convogliare contaminazioni sonore originali e imprevedibili.

“Trace” non è un album facile da amare e neanche da descrivere, motivo principale dell’oblio critico che lo circonda, misto a quella riverenza ruffiana, che è d’obbligo per quelle opere che per profondità e azzardo non possono essere liquidate con poche righe.
Tre diverse collaborazioni sono alla base di “Trace”, anche se quella di Paul Wallfish si limita alla sola "Dear John”: una ballata malsana e notturna che discetta di amori perduti e fragilità emotiva, tra note di piano, organo e tromba che evocano Jimmy Scott e Angelo Badalamenti.

Billie Holiday, Chet Baker e Ella Fitzgerald avevano già nobilitato la classica “You Don‘t Know What Love Is”, Little Annie non teme il confronto e le ridona nuova vita, stessa sorte per “India Song” che Jeanne Moreau interpretava nell’omonimo film di Marguerite Duras.
A due classici riletti con rispetto e dedizione, la musicista ne aggiunge uno tutto nuovo, ovvero “Midlife Lazarus”, una poetica confessione dal tono diretto e crudo, che Ryan Driver immerge in distorsioni sonore dal forte impatto fisico, quasi devastanti.

Little Annie si muove tra pulsioni avantgarde e linguaggi sonori più concilianti alla maniera di Tom Waits e Bertold Brecht ( “My Old Man Trouble”), senza rinunciare alla provocazione linguistica e sonora, mettendo a punto insieme al gruppo degli Opal Onyx una perfetta sintesi di dub ed elettronica: “Bitching Song”.
Le gelide brevi note di “Cold World” e le effusioni orchestrali di “You Better Run” non divengono mai canzoni vere e proprie, funzionali a un racconto artistico più complesso, dove si racconta di abusi infantili con un inusuale tono compassionevole (“Nought Marie”), o di attricette di periferia convinte di vivere una vita da star (“She Has A Way”).

Ci sono dischi abili nel soddisfare la nostra sete di musica, altri obsoleti e altezzosi al punto da entusiasmare o irritare, “Trace” non appartiene a nessuna di queste categorie.
La musica di Little Annie è una finestra su un mondo spesso nascosto, alla quale ci si avvicina con timore, un anfratto sonoro che a tempo di rumba, swing e latin jazz (“Break It You Buy It”) mette a nudo debolezze e inettitudini umane di cui è difficile andare fieri, una rappresentazione teatrale perfettamente riuscita del vuoto nel quale è stata risucchiata la nostra esile esistenza.

(11/12/2016)

  • Tracklist
  1. Cold World
  2. Dear John
  3. My Old Man Trouble
  4. Nought Marie
  5. India Song
  6. She Has A Way
  7. Bitching Song
  8. You Don‘t Know What Love Is
  9. Break It You Buy It
  10. You Better Run
  11. Midlife Lazarus
  12. Trace




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