C’è perfino un potenziale hit-single nelle pieghe del nuovo album degli Amplifier: il refrain di “Big Daddy” è infatti uno di quelli che rischia di appiccicarsi pericolosamente alle orecchie prima di lasciare il posto alle morbide movenze della ballata “Anubis” o alle ingerenze noise di “Old Blue Eyes”, non prima di aver stimolato ancora di più la nostra curiosità con il brano “Silvio” che vede protagonista l’ex-premier italiano, qui assunto ad esempio di moderno Faust (il brano era stato scritto in verità già ai tempi del loro album “Octopus”).
E’ anche l’album della riscossa, questo nuovo capitolo della band inglese che, dopo aver perso per strada il bassista e membro fondatore Neil Mahoney, ha tentato in più occasioni di allargare il proprio seguito, ripescando le sonorità più aspre degli esordi e incrociando perfino la psichedelia di gruppi come i Black Angels.
Senza alcun dubbio, gli Amplifier si muovono in una ben precisa comfort-zone, un ambito stilistico che ha permesso alla band di preservare il suo esiguo ma affezionato seguito, ma le va riconosciuta un’integrità artistica e stilistica encomiabile, oltre a una costante ricerca di nuovi stimoli creativi, che proprio in “Trippin With Dr Faustus” appaiono più interessanti che in passato.
Non disdegnate la possibilità di dare un ascolto al vetusto rock degli Amplifier: l’energia e l’onesta della loro proposta potrebbe anche ammaliarvi al di là delle vostre preferenze stilistiche.
12/01/2018