At The Drive-In

in•ter a•li•a

2017 (Rise) | post-hardcore

Diciassette anni di silenzio, diciassette anni di odio, di veleni, di split e di reunion markettare - quella del 2012 - avranno intaccato la tempra di quei quattro ragazzi con la sabbia e il ferro nelle vene o li avranno definitivamente liberati dai demoni dell'egocentrismo? In "in•ter a•li•a" si tende più verso il secondo punto, verso il lieto fine senza però che venga scalfita in alcun modo la tensione, perché - diciamocelo chiaramente - l'esacerbazione è sempre stato il tratto fondante degli ATD-I: non puoi cancellarla, nemmeno diluirla. È la loro natura. In tutto questo, la cacciata (o allontanamento volontario, non ci è dato saperlo) dalla band di Jim Ward, annunciata poco prima della partenza del tour del 2016, ha portato solo effetti positivi e ha permesso agli ATD-I di guardare in avanti e di ricominciare a respirare. Proprio il rapporto "vivace" tra i due chicani e Ward era stato la causa del naufragio della versione 1.0 della band di El Paso e i tentativi di seppellire le asce di guerra erano falliti. Inutile rimanere sotto lo stesso tetto e continuare coi musi lunghi e le gastriti, e con Ward in organico - ma queste sono solo supposizioni - forse non ci sarebbe stato "in•ter a•li•a".

"in•ter a•li•a" non è un nuovo "Relationship Of Command", e per fortuna si dovrebbe aggiungere: è diverso, è maturo ed è tutto ciò che ci si deve aspettare da una band con quasi vent'anni in più sulle spalle, con esperienze musicali importanti accumulate nel periodo di "sonno" nei vari progetti Mars Volta, Sparta e Anywhere. Cattive notizie per gli hater dell'ultima ora, quindi: nessun "Antemasque vol.2", ma solo un disco di enorme qualità. La cifra stilistica, quella sì, è rimasta intatta ma ha subito un upgrade tecnico mica male: Zavala canta decisamente molto meglio rispetto al passato, anche in versione live, e lo dimostrano i vari video sul Tubo; Lopez e il nuovo chitarrista Keeley Davis (proveniente dagli Sparta, chissà lo smacco di Ward...) intessono trame chitarristiche fitte e di notevole fattura ("Tilting At The Univendor", "Pendulum In A Peasent Dress" e "Holtzclaw" su tutte), ora più melodiche e taglienti che in passato; Hinojos e Hajjar sono sempre le war machine a cui eravamo abituati, granitici e letali come non mai.
L'assenza di Ward e del suo protagonismo chitarristico permette ad alcuni passaggi, come i ritornelli delle suddette, di acquisire una digeribilità e immediatezza inedite, concedendo anche qualche slancio a capella notevole. Fuori dal coro, la psichedelica "Ghost-Tape No.9", preludio ipotetico della leggendaria e omonima traccia utilizzata in Vietnam durante le psy-ops per stanare i vietcong.
Artwork e grafiche (bellissime), in conclusione, sono sempre opera di Damon Locks e questo è un altro sottile ma importante fil rouge con il passato.

C'era un po' di timore all'annuncio della pubblicazione di nuovo materiale sotto la sigla ATD-I, è innegabile, ma fortunatamente è stato dissipato da una prova maiuscola di una formazione che, forse per la prima volta della sua vita, si può definire tale: non più Omar e Cedric Vs. Jim-Paul-Tony. Niente di tutto questo. Ci sono voluti diciassette anni di cattiveria, droghe e psicoanalisi per superare protagonismi e bizze, ma ora si può dire che esistono solo gli At The Drive-In.

(10/05/2017)

  • Tracklist
  1. No Wolf Like The Present
  2. Continuum
  3. Tilting at the Univendor
  4. Governed By Contagions
  5. Pendulum in a Peasant Dress
  6. Incurably Innocent
  7. Call Broken Arrow
  8. Hotlzclaw
  9. Torrentially Cutshaw
  10. Ghost-Tape No. 9
  11. Hostage Stamps


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