Carlo Barbagallo

9

2017 (Trovarobato, Malintenti Dischi, Stereodischi, Noja Recordings, Wild Love Records.) | rock psichedelico

"9" è l'incontro di varie influenze, di mani che si sfiorano e corpi che si toccano, come quelli che si possono scorgere all'interno del booklet. Lungo la spina dorsale dell'album si distinguono nove vertebre, a volte consistenti e definite, a volte meno, quando i brani si perdono in improvvisazioni strumentali che assumono la compattezza di un deliquio onirico o di un prodotto cinematografico di lynch-iana memoria.

Le mani che si sfiorano sono quelle delle donne raccontate nei testi, ma anche quelle dei numerosi musicisti che hanno apposto la loro firma in calce a questo album. Mani sapienti, attente a far vibrare le corde giuste al momento giusto; all'inizio del disco, ad esempio, quando Carlo Barbagallo fa Tim Buckley - e Tim Buckley fa Miles Davis - o quando con anima soul l'autore rievoca la voce del più pacato e compianto Chris Cornell, quello dei Temple of The Dog e di "Say Hello To Heaven". Ma anche quando elucubra dissonanze che si ricompongono solo nella lunga coda finale, come farebbe un oratore confuso che, con l'atto stesso del parlare, riprende il filo del discorso appena perduto.

Nel fondo del bicchiere rimane "9 Years", un jazz lasco, percorso da rumori elettronici che passano da un canale all'altro come insetti che attraversano una stanza, mentre qualcuno se ne sta seduto sul letto, con i gomiti sulle ginocchia e le mani appoggiate sulle guance, cercando di dare un senso a qualcosa che senso non sembra avere.
"9" è un lavoro che non confina i generi, non li isola, non li divide in compartimenti stagni, piuttosto muove dal soul per passare al funk e arrivare al rock, con naturalezza, abilità e ammirabile padronanza dei mezzi: è musicista vero, Carlo Barbagallo, e si sente.

Il problema di questo disco, semmai, sta nel cosa viene detto, più che nel come. A tratti sembra che l'autore sia un abile cantastorie a cui rimane poco da raccontare. Quando l'atmosfera iniziale si dissolve e quando le linee dei primi dipinti si ripetono in fin troppo prolissi e ridondanti episodi, rimane la sensazione che il conversare tra artista e ascoltatore sia ridotto a un atto sterile. Se in futuro Barbagallo riuscirà a superare questa empasse, potrà ritagliarsi con più agilità tutta l'attenzione che si merita.

(09/06/2017)

  • Tracklist
  1. Any Girl's Eyes
  2. 11 Dreams
  3. Save Hide Save
  4. Nothing
  5. Rust
  6. Cypress Tree
  7. 9 Years
  8. Her King
  9. Clowns
Carlo Barbagallo on web