Duke Garwood

Garden of Ashes

2017 (Heavenly) | folk-blues, songwriter

Ritorna Duke Garwood con un album solista, a distanza di due anni da "Heavy Love" (Heavenly, 2015) e di quattro dal felice connubio con Mark Lanegan di "Black Pudding" (Heavenly/Ipecac, 2013). Cantautore e chitarrista inglese dalle atmosfere bluesy-folk, Garwood firma undici tracce di blues moderno e minimale per appassionati di Lanegan e Tom Waits, così come delle ultime prove di Nick Cave & the Bad Seeds. Il titolo "Garden Of Ashes" restituisce lo spirito di disperazione mista a conforto che pervade in maniera pressoché spettrale tutto il disco, in cui figure ritmiche scarne e cori femminili accompagnano le linee di chitarra e di voce di Garwood.

In "Garden Of Ashes" ogni canzone compie una spirale su se stessa, riallacciandosi al brano successivo senza discostarsene troppo, in una continuità senza guizzi, quasi ritualistica. Il groove sommesso di "Coldblooded" traccia la parabola piuttosto monocorde del disco, una sensazione confermata dalla successiva "Sonny Boogie" e dalla ripresa "allentata" del brano iniziale nella conclusiva "Coldblooded The Return". Oltre agli arrangiamenti di chitarra di Garwood, compaiono eleganti melodie cantate dai cori, ad alleviare il senso di ciclicità presente nel disco.

In questo quadro compositivo, il trittico formato dai brani "Blue", "Days Gone Old" e "Sing To The Sky", insieme a "Hard Dreams", risultano i momenti più riusciti del lavoro, quelli che quantomeno, con un organico così essenziale, si confrontano in maniera più interessante con l'idea di vuoto e con l'uso parsimonioso e prezioso del fraseggio di Garwood.
A spiccare nella tracklist è la ballata per voce e chitarra "Sleep", ninna nanna dalle tinte fosche che prefigura la "chiusura del cerchio", in cui a ritornare sono gli apocalittici versi del cantato: "Sleep, baby sleep the birds are and the dogs they're running down, my heart/ lullabies are falling/ the lullabies are falling".

"Garden Of Ashes" si fa ascoltare più volte, ma la sensazione generale è che scorra senza lasciare traccia. È un buon disco di cantautorato folk-blues, con canzoni ben scritte e arrangiate, ma che non colpisce particolarmente dal punto di vista espressivo né da quello dell'originalità.

(13/04/2017)

  • Tracklist
  1. Coldblooded
  2. Sonny Boogie
  3. Blue
  4. Days Gone Old
  5. Sing To The Sky
  6. Garden Of Ashes
  7. Heat Us Down
  8. Hard Dreams
  9. Move On Softly
  10. Sleep
  11. Coldblooded The Return
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