Nick Cave & The Bad Seeds

Skeleton Tree

2016 (Bad Seed Ltd.)
songwriter

Si fa peccato a credere che "Skeleton Tree", sedicesimo album in studio del Re Inchiostro Nick Cave, sia un concept o un ciclo di canzoni sulla morte del figlioletto quindicenne Arthur Cave, precipitato nel 2015 da una scogliera nei pressi di Brighton sotto probabile effetto di allucinogeni. Si tratta anzitutto di una trascrizione para-musicale del coerente, decoroso silenzio condotto dall'autore al riparo da qualsiasi facile riflettore, volto soltanto al colloquio col proprio dolore. A un livello più personale, è una dedica al suo essere, un test per verificare come cambiano quelle murder ballad se rivolte - anziché a parabole di diseredati - a sé stesso, una volta tanto. Il bardo australiano ha come predecessori due autori che hanno vissuto tragedie analoghe e che hanno fruttato opere stilisticamente agli antipodi, Eliane Radigue (la "Trilogie De La Mort") ed Eric Clapton ("Tears In Heaven"). Il suo risultato artistico ne è idealmente un'intersezione (anche se, ovviamente, sempre orientata alla forma-canzone tonale).

Ormai è risaputo il suo voto di rinuncia alle viscere di From Her To Eternity" e "Firstborn Is Dead". "Skeleton Tree" però va un pochino oltre, porta a compimento il registro d'impalpabilità iniziato con un ancor poco concreto "Push The Sky Away" (2013). Le presenti "Anthrocene" e "Skeleton Tree" sono nuovi flussi di coscienza fondati su masse di suoni vaganti e mossi da una febbre eterea.
Il centro unificatore è comunque sempre il dolore, talmente soverchiante da far smarrire il senso del poetare, con la retorica come appiglio: Cave canta piangendo e preme i tasti del sintetizzatore come fosse un organo di cattedrale per "I Need You", e in "Jesus Alone" affoga uno dei suoi rosari declamati in una pozza fredda di archi e feedback. Ed è comunque una canzoncina pop se confrontata alla plumbea rarefazione di "Magneto".
Se "Rings Of Saturn" potrebbe assurgere a primo esempio di un personale flirt con l'hip-hop, il suo clima rimane adombrato, svuotato persino. Ed è comunque un rave-party se confrontato con una "Distant Sky" costruita sul vuoto pneumatico, in cui Cave, quasi non reggendo più il cordoglio, lascia il microfono al dosatissimo soprano di Else Torp, mentre ascoltare "Girl In Amber" equivale a fissare rispettosamente l'epigrafe di un conoscente.

Il suono (umano, non più maledetto) di una stella spenta, che ha per simbolo un canto fiacco perché veracemente fiaccato. È una forma armonica immobile che gira a vuoto; implode, non esplode e procede per accumulazione ossessiva. Cave si affida a palpiti macabri, più che a toni: a definirli crepuscolari non si va nemmeno vicino. I Bad Seeds - nuova defezione: Barry Adamson - si adeguano e, così, quasi scompaiono in una psiche affranta, ridotti a un ectoplasma semielettronico azionato da un Warren Ellis sempre più factotum, poco più dell'aura messa in note che, qua e là, diventa gioiellino d'arte ambientale. L'apocalittico fondo cupo paventato dall'inizio carriera, ammesso che si sia arrivati, suona come una privata costernazione che non spaventa e anzi mette imbarazzo. Accompagnato dal docufilm sul making of "One More Time With Feeling" (titolo preso da un verso di "Magneto") a cura del fido Andrew Dominik, presentato in anteprima all'edizione 2016 della Mostra del Cinema di Venezia, seguito del biopic "20.000 Days On Earth" (2014) e di tre colonne sonore con Ellis ("West Of Memphis", "Loin Des Hommes", "Hell Or Highwater").

11/09/2016

Tracklist

  1. Jesus Alone
  2. Rings Of Saturn
  3. Girl In Amber
  4. Magneto
  5. Anthrocene
  6. I Need You
  7. Distant Sky
  8. Skeleton Tree


Nick Cave sul web

Tutte le recensioni su OndaRock
NICK CAVE & WARREN ELLIS
Australian Carnage - Live At The Sydney Opera House

Un live intenso, commovente, ma anche ironico, volto a suggellare il tour australiano programmato per promuovere l'ultimo lavoro in studio

NICK CAVE & WARREN ELLIS
Blonde

Dopo “This Much I Know To Be True”, il sodalizio tra Domink, Cave e Ellis si fregia di una nuova opera

NICK CAVE
Seven Psalms

Un Ep di brevi quanto intensi passaggi recitati dal Re Inchiostro

NICK CAVE & WARREN ELLIS
Monster: The Jeffrey Dahmer Story

Sempre per Netflix, il duo australiano firma la colonna sonora della nuova serie di Ryan Murphy

NICK CAVE & WARREN ELLIS
Carnage

La musica del polistrumentista e le liriche del Re Inchiostro fanno i conti con la carneficina causata dal Covid-19

NICK CAVE & THE BAD SEEDS
B-Sides & Rarities Part II

Seconda parte della raccolta inaugurata nel 2005, intenta a coprire l'intenso periodo dal 2006 al 2019

NICK CAVE & WARREN ELLIS
La Panthère Des Neiges

Nuova colonna sonora per l'affiatato e ormai inseparabile duo di musicisti

NICK CAVE & THE BAD SEEDS
Idiot Prayer: Nick Cave Alone At Alexandra Palace

Il concerto-preghiera del Re Inchiostro registrato durante la battaglia mondiale contro il Covid-19

NICK CAVE & THE BAD SEEDS
Ghosteen

La perdita e la pace nel nuovo doppio disco del Re Inchiostro

NICK CAVE & WARREN ELLIS
Kings Ost

Colonna sonora a tema anti-razziale per l'affiatata coppia australiana

NICK CAVE & WARREN ELLIS
Hell Or High Water Ost

Nuova soundtrack per l'affermato duo australiano Cave-Ellis

NICK CAVE & THE BAD SEEDS
Push The Sky Away

Il nuovo disco del Re Inchiostro ci offre un rarefatto finale di storia

NICK CAVE & WARREN ELLIS
The Road Ost

La score dell’appassionato duo australiano per il film post-apocalittico di Hillcoat

NICK CAVE & WARREN ELLIS
White Lunar

Il best of delle musiche per il cinema dei due grandi musicisti australiani

NICK CAVE & THE BAD SEEDS
Dig!!! Lazarus Dig!!!

Il bardo australiano risale la china, spalleggiato dai fidi Bad Seeds

NICK CAVE
Abattoir Blues / The Lyre Of Orpheus

NICK CAVE
Nocturama

NICK CAVE
The Good Son

Il Bardo di Melbourne si siede al piano e dà sfogo a tutti i suoi demoni, nell'album che sublima tutte le intuizioni del suo cantautorato noir

NICK CAVE
The Firstborn Is Dead

La convergenza maledetta tra il bardo australiano e il mondo dei bluesman