NICK CAVE - Ghosteen

2019 (Bad seed ltd.)
songwriter

Dear Joe,
You can expect a new album next week. It is called Ghosteen. It is a double album. Part 1 comprises of eight songs.

The Spinning Song
Bright Horses
Waiting For You
Night Raid
Sun Forest
Galleon Ship
Ghosteen Speaks
Leviathan

Part 2 consists of two long songs, linked by a spoken word piece.

Ghosteen
Fireflies
Hollywood

The songs on the first album are the children. The songs on the second album are their parents. Ghosteen is a migrating spirit.
Love, Nick

Grazie al messaggio di Joe sul sito-blog-diario www.theredhandfiles.com siamo venuti a conoscenza a fine settembre dell’imminente uscita discografica di Nick Cave And The Bad Seeds, pubblicata in streaming completo e gratuito la sera del 3 ottobre. Uno spirito migrante, i suoi cari attorno e una copertina lontanissima dal nero assoluto e impenetrabile del precedente “Skeleton Tree“. Rari i casi dove il confine tra Vita e Arte si fa sottile come in Nick Cave: limiti e strutture abbattute negli anni soprattutto nei celebri live e nelle recenti conversation con il pubblico. Un vissuto privato capace di intagliare ogni ramo dell’Albero Scheletrico e del correlato documentario “One More Time With Feeling”, e che adesso anima le lande sonore del doppio “Ghosteen”, legato anch’esso alla tragica morte di Arthur, figlio del cantante, avvenuta nel 2015. Ma se in “Skeleton Tree” eravamo scaraventati nell’Abisso, ora con “Ghosteen” – pur continuando a fare i conti con il lutto – Cave riesce ad alzare lo sguardo verso l’Alto.

Musicalmente scriviamo Bad Seeds, ma leggiamo Warren Ellis. Il processo compositivo iniziato con “Push The Sky Away” e portato avanti drasticamente col successore qui trova massimo compimento. Cave è da un po’ che guarda fisso i titanici lavori dell’ultimo Scott Walker e scardina ancora una volta la forma-canzone. Chitarre, batteria e refrain assenti (al massimo qualche frase ripetuta a mo’ di mantra), tappeti sonori sintetici e/o orchestrali per mini-colonne sonore spesso tendenti all’ambient-drone intessute da Ellis dove Cave si staglia con immagini e storie potenti e indelebili. In più, quella voce capace ancora di spezzarti l’anima in due.

Sì, perché “Ghosteen” è un altro concept sulla perdita, il dolore e sull’unico modo per combatterli: l’Amore. La lezione/missione è la stessa: va dal legame tra uomo e donna di “Into My Arms” (“And I believe in Love, And I know that you do too, And I believe in some kind of path”) fino ad elevarsi al rapporto tra padre e figlio in “I Need You” (“When you’re feeling like a lover, Nothing really matters anymore”) e in “Ghosteen” permea le particelle d’ogni singolo brano, come testimonia la certezza posta in chiusura di “Leviathan”.

Una trinità alimenta “Ghosteen”: un uomo, una donna e un bambino. Inizialmente la loro incarnazione passa per l’Elvis del periodo Las Vegas, Priscilla e un uccellino con una sola ala (“Spinning Song”) e arriverà ad avere forma di tre orsi davanti la tv in “Ghosteen”, incarnandosi nella Sacra Trinità in “Fireflies”: “Jesus lying in his mother’s arms”. Forme e nomi mutano, ma i tre attori sono le varianti e diramazioni di Cave, la moglie Susie e Arthur, con quest’ultimo che se ne va lontano: “And baby bear, he has gone to the moon in a boat, on a boat”. L’immagine dell’ascesa al cielo diventa dominante in “Sun Forest”, riecheggiando delle visioni bibliche del profeta Ezechiele:

As a spiral of children climb up to the sun
Waving goodbye to you and goodbye to me

Eppure – e qui sta il senso più puro dell’opera – a controbilanciare il dolore è la speranza, il senso e la necessità della pace. Il cantautore lo dichiara fin da subito, alla fine di “Spinning Song”:

Peace will come, a peace will come, a peace will come in time
A time will come, a time will come, a time will come for us

Un’armonia correlata indissolubilmente all’amore che lega le tre persone in causa, un amore che l’interpretazione del cantante riempie con il solito vigore in moltissimi passaggi di “Ghosteen”. Attorno a tutto ciò, squarci di sacralità, visioni oniriche, materne (“Night Raid”), qualche strappo metropolitano e una densità poetica da lasciare annichiliti. Difficile non emozionarsi una volta arrivati al finale della successiva “Bright Horses”:

Oh the train is coming, and I’m standing here to see
And it’s bringing my baby right back to me
Well there are some things that are hard to explain
But my baby’s coming home now, on the 5:30 train

La speranza di un padre che aspetta ancora il ritorno di un figlio che non c’è torna con devastante intensità poco dopo nella superba “Waiting For You”, dove la performance di Cave quasi crolla mentre si dichiara accompagnato “solo” da un pianoforte.

Se con “Skeleton Tree” eravamo nelle viscere delle immediate tenebre che avvolgono chi vuole sopravvivere al dolore più terribile, “Ghosteen” è il fare i conti con la vita che ne segue e con desiderio di ritrovare un equilibrio perduto: “It’s a long way to find peace of mind, peace of mind” (“Hollywood”). Il percorso di Nick Cave forse non è ancora finito, ma mai come questa volta punta diretto verso la luce.

07/10/2019

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