“While in lockdown I wrote a number of psalms, or small, sacred songs—one a day for a week”. Da quell’albero scheletrico chiamato Nick Cave si diramano numerosi rami. Se il tronco principale è la sua attività musicale, dai semi cattivi ai lavori in coppia con Warren Ellis (e annesse colonne sonore) passando per le collaborazioni con altri artisti e i Grinderman, le altre diramazioni comprendono mostre ed esposizioni, l’attività letteraria, le sceneggiature, i documentari (il recente “This Much I Know To Be True”) e sparuti camei cinematografici (“The Electrical Life Of Louis Wain”). Con “Seven Psalms” siamo nell’universo del recitato, dello spoken. Un Ep 10″ dal tono intimo e privato, firmato “solo” con il suo nome, uscito per l’etichetta dall’emblematico titolo Cave Things, dove troverete i più impensabili prodotti concepiti dal musicista australiano.
Dopo l'”Idiot Prayer“, un salmo al giorno scritto durante il lockdown, presentato graficamente come un piccolo libro di preghiere, musicato per un breve ascolto di due minuti ad opera sul Lato A, a cui segue un Lato B occupato dal lungo componimento strumentale “Psalm Instrumental”.
“Seven Psalms” può essere visto come un satellite di “Ghosteen“: liriche pregne di Dio, grief, morte e scene familiari (torna in “Such Things Should Never Happen” l’immagine degli uccelli come termine di paragone con la famiglia umana presente in “Spinning Song”), mentre Ellis sostiene le declamazioni con leggeri manti sintetizzati, screziati da celestiali voci lontane.
Sicuramente già presente negli scaffali dei fedelissimi del bardo australiano, “Seven Psalms” è comunque un episodio “altro” di Cave di cui consigliamo l’ascolto.
29/06/2022
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