ESTHER PHILLIPS - A Beautiful Friendship: The Kudu Anthology (1971-1976)

2017 (Soul music records)
dance, r&b, soul

Era appena quindicenne Esther Phillips (allora Little Esther) quando nel 1950 incise il suo primo disco con il quintetto di Johnny Otis, entrando al numero uno delle classifiche r&b di Billboard con il brano “Double Crossing Blues”, un successo che travolse l’artista di Galveston-Texas, trascinandola ben presto nel vortice della droga e della disperazione. Nonostante una serie di altri singoli di successo, la fortuna ben presto abbandonò la cantante, soprattutto dopo che Johnny Otis lasciò la Savoy per la Federal Records.

Ritornata a Houston, Esther passò molti anni tra fumosi night-club e ricoveri in ospedale, fino a quando nel 1962 Kenny Rogers, incantato dalla sua voce, le procurò un contratto discografico. Abbandonato il nomignolo di Little Esther, la Phillips si trovò improvvisamente nella scuderia della prestigiosa Atlantic, raggiungendo di nuovo le classifiche con una versione di “And I Love Her” dei Beatles, trasformata in “And I Love Him”.

Dopo l’eccellente album del 1970 (“Burnin”) e una prestigiosa performance al Monterey Jazz Festival con il Johnny Otis Show, la cantante firmò per la Kudu, raggiungendo finalmente la notorietà internazionale.

Conosciuta dal pubblico nostrano per il successo della sua versione di “What  A Difference A Day Makes” – un brano popolare messicano (“Cuando Vuelva A Tu Lado”) portato al successo anni prima da Dinah Washington – Esther Phillips ha conquistato un posto nella musica soul grazie a una voce non particolarmente bella o potente, ma intensa ed espressiva, resa particolare da un timbro nasale e aspro che resta il suo marchio di fabbrica.

“A Beautiful Friendship – The Kudu Anthology 1971-1976” ripercorre il periodo più interessante della produzione dell’artista texana, con una sequenza di 33 brani che oltre a seguire un ordine cronologico, concentra l’attenzione sui primi album per la Kudu, in particolare i due piccoli gioiellini “From A Whisper To A Scream” e “Alone Again, Naturally”.

Più che le intense e trascinanti riletture di brani di Gil Scott-Heron (“Home Is Where The Hatred Is”), Marvin Gaye (“Baby I’m For Real”) e Allen Toussaint (“From A Whisper To A Scream”), sono le stravolgenti interpretazioni di “Alone Again, Naturally” di Gilbert O’Sullivan, o di alcuni brani di Bill Withers (tra i quali una splendida “Use Me”) a conferire l’esatta cifra stilistica della Phillips, un’artista abile nel rendere personale qualsiasi canzone incontri le sue corde vocali.

Joe Cocker (“Black-Eyed Blues”) e Isaac Hayes (“Can’t Trust Your Neighbour With Your Baby”) primeggiano tra gli autori dei brani tratti dai due album successivi (“Black-Eyed Blues” e “Performance”), prima che la collaborazione con Joe Beck modifichi l’assetto stilistico, incrociando le classifiche dance e regalando un successo momentaneo, che purtroppo coincide con il periodo meno ispirato della cantante americana.

La trasfigurazione di Esther Phillips in novella Donna Summer non regge la prova e il secondo album con Joe Beck (“For All We Know”) si rivela un flop sia commerciale che artistico. Con l’aiuto del produttore David Matthews la Kudu mette in piedi l’album “Capricorn Princess”, che, pur non rinunciando al fascino della dance, riporta un leggero equilibrio nella musica di Esther Phillips, qui protagonista di una delle sue più intense interpretazioni: “I Haven’t Got Anything Better To Do”, perfetta chiusura per questa doppia antologia.

Quattro album per la Mercury accompagneranno il lento declino di Esther Phillips, che prima di morire a causa di una grave insufficienza epatica nel 1984, registrerà un album per la Muse che vedrà la luce solo due anni dopo, lasciando un po’ di amaro in bocca ai fan della cantante texana, che sembrava aver recuperato la verve dei primi anni 70.

Assemblata e commentata da David Nathan (fan e amico della cantante), “A Beautiful Friendship – The Kudu Anthology 1971-1976” è comunque un’ottima antologia che non mancherà di sorprendere tutti coloro che conoscono l’artista solo per la grande hit internazionale “What A Difference A Day Makes”, ma altresì offrirà piacevoli deja-vu agli amanti del soul.

04/12/2017

Tracklist

  1. Cd 1
  2. 1. Home Is Where The Hatred Is
  3. 2. From A Whisper To A Scream
  4. 3. That's All Right With Me
  5. 4. 'Til My Back Ain't Got No Bone
  6. 5. Baby, I'm For Real
  7. 6. Scarred Knees
  8. 7. How Blue Can You Get?
  9. 8. A Beautiful Friendship
  10. 9. Use Me
  11. 10. I Don't Want To Do Wrong
  12. 11. Let Me In Your Life
  13. 12. I've Never Found A Man (To Love Me Like You Do)
  14. 13. Alone Again (Naturally)
  15. 14. Georgia Rose
  16. 15. Cherry Red (Live)
  17. 16. God Bless The Child (Live)
  18. Cd 2
  19. 1. Justified
  20. 2. Black-Eyed Blues
  21. 3. Too Many Roads
  22. 4. You Could Have Had Me, Baby
  23. 5. Tangle In Your Lifeline
  24. 6. Can't Trust Your Neighbor With Your Baby
  25. 7. I Feel The Same
  26. 8. Disposable Society
  27. 9. What A Diff'rence A Day Makes (Single Edit)
  28. 10. You're Coming Home
  29. 11. Turn Around, Look At Me
  30. 12. Pure Natural Love
  31. 13. Fever
  32. 14. All The Way Down (Single Edit)
  33. 15. Boy, I Really Tied One On
  34. 16. Magic's In The Air
  35. 17. I Haven't Got Anything Better To Do