Julitha Ryan

The Winter Journey

2017 (Self-released) | songwriter, folk-rock

L'australiana Julitha Ryan è una di quelle sacerdotesse del folk-rock come non se ne trovano più in giro da almeno un paio di lustri a questa parte. Componente dei conterranei Silver Ray di Melbourne e dei meno noti Charlie Marshall And The Body Electric, la Ryan ha suonato praticamente ovunque, fino a seguire Nick Cave And The Bad Seeds durante un tour nel Regno Unito. Ha inoltre collaborato con i vari Mick Harvey, Hugo Race e Andrew McCubbin. Tuttavia, la musicista ha trovato la sua seconda dimora proprio qui, in Italia.
Il suo secondo album da solista, intitolato "The Winter Journey", è stato registrato per l'appunto a Milano, ed è prodotto da Giovanni Calella (Adam Carpet), con Pier Adduce alla chitarra, Enrico Berton alla batteria, l'ottimo Massimiliano Gallo al violino e Henry Hugo alle chitarre, al mandolino e alla steel guitar. La stessa Julitha Ryan, oltre a cantare, vi suona praticamente di tutto: piano, synth, violoncello, tastiere, e clarinetto.

"The Winter Journey" segue "The Lucky Girl", esordio datato 2012 passato ingiustamente un po' in sordina, ed è un album che fin dalle prime battute della meravigliosa "Bonfire" riesce a coniugare al meglio la "sporcizia" melodica e sonora propria della tradizione aussie, con una formula ricca di spunti acustici ed elettrici che si intrecciano di continuo. A intensificare il tutto è la presenza di stati d'animo cupi e melanconici come il perenne disagio interiore e un'incurabile nostalgia del tempo perduto (vedi le splendide parole contenute in "There Is No Turning Back"). 
Al netto dei vari contrasti possibili, è comunque ben intuibile l'inguaribile ottimismo di una donna che guarda con gli occhi di una gatta ferita, ma ancora capace di lottare, le luci sempre più opache di un modo allo sbando e pienamente soggiogato dall'inarrestabile avanzamento tecnologico.

Ballad
intense come "Something's Gotta Give" spostano poi l'asticella ancora più in alto, avanzando un intrigante incrocio melodico tra i graffianti turbamenti interiori di Sandy Dillon e la magia senza tempo di Julia Holter. Epica e al tempo stesso inquieta, la Ryan si muove con eleganza e decisione tra un cabaret acustico in crescendo ("Zeehan") e una cavalcata blues ("Big Brass Bell"), confermando il suo attuale stato di grazia, e bypassando qua e là l'oscuro realismo con la quale lei stessa aveva accolto la platea definendo ciò che avrebbe ispirato in primis questa sua seconda uscita: "By impotence and sadness in the post-romance of our dystopian present".

(15/03/2017)

  • Tracklist
  1. Bonfire
  2. Like A Jail
  3. Woman Walks Her Cat
  4. Memento
  5. Something's Gotta Give
  6. Zeehan
  7. Big Brass Bell
  8. There Is No Turning Back
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