Washed Out

Mister Mellow

2017 (Stones Throw) | chillwave, alt-pop

Potrà anche essere stato pubblicato l'ultimo giorno di giugno, ma se si asseconda un'idea dell'ascolto meteoropatica non si avrà problemi a scorgere quanto "Mister Mellow", con il suo congenito senso di nostalgia, sia perfetto per settembre, per la chiusura di una stagione il cui termine viene quasi spontaneo associare a sentimenti di mancanza e malinconia. Dalle sue cartoline sbiadite di estati mai avvenute, da quel passato vissuto con la forza della propria immaginazione, Ernest Greene in effetti non si è mai allontanato: anche quando in "Paracosm" ha provato a cimentarsi con un suono più marcatamente onirico, la forza di un'estetica che lui stesso ha contribuito a lanciare non lo ha abbandonato, continuando, volente o nolente, a informarne l'operato. Come anche lo stesso titolo afferma, il terzo album di Washed Out (vista la durata, definirlo full-length stona non poco) non fa nulla per deviare la rotta, anzi ribadisce ancora una volta chi è il padrino della chillwave (come lo stesso cappellino in copertina tiene a precisare) e che è suo preciso compito imbastire nuovamente fragili architetture a cavallo tra realtà e finzione, come se il 2009 in fondo non fosse mai davvero passato.
Per quanto sia vero che ormai la voglia di ipnagogia è passata da un bel pezzo, i ventinove minuti del visual album (ciascun brano è accompagnato da un video) di Signor Distensione provano a rispedire l'ascoltatore dritto ai momenti d'oro della stagione chill, sfoderando tutti i trucchi e le armi a disposizione. Loop, campionamenti, vocalizzi sfumati, elettronica lo-fi e tastierine bruciate dal sole, tutti gli elementi che ci si può aspettare vengono sfruttati a dovere, incanalati in quello che è il progetto più colorato e spensierato di Greene, quello dove emerge al meglio la sua personalità, senza più alcun filtro o dimostrazione da dover dare. In tutti i suoi limiti, la summa del Washed Out pensiero è contenuta qui.

Con le tracce disposte in rigida alternanza tra interludi tutto sommato alquanto prescindibili (salvo quegli episodi in cui il campionamento spinto presenta contatti con la superba sampledelia degli Avalanches) e canzoni più propriamente sviluppate, il disco spezza in parte l'aura onirica che aveva ammantato i brani di "Paracosm", tornando su un pop che tiene sempre in memoria il sentimento chill dell'illustre passato di Washed Out, ma che pesca ancora più avidamente dalla scatola dei ricordi, saltellando qua e là nel corso della storia. Ne viene un ascolto non poco dispersivo (il fatto che sia pensato anche come commento sonoro del progetto audiovisivo "The Mister Mellow Show", che potete guardare qui accanto, non aiuta affatto), intaccato da interpretazioni che non fanno nulla per scongiurare la monocromia del timbro di Greene, ma che risulta quantomeno godibile per la carrellata di espedienti sonori messa in atto, un circo di sensazioni e umori che non conosce alcuna limitazione. Anche con una matassa melodica spesso e volentieri fuori fuoco, talvolta consapevolmente assente (come nei diversi skit, spesso contrassegnati da registrazioni vocali prese fuori contesto), l'album non è privo di un suo specifico coinvolgimento. Si viaggia quindi attraverso piccoli bozzetti lounge-bossa, dal consistente taglio psichedelico ("Floating By"), elevator music che si tramuta in trascinante disco-funk dei bei tempi andati (una più dinamica "Hard To Say Goodbye", che non disdegna anche qualche interessante contatto con la vaporwave), contatti con il suo illustre passato, declinati in un'evanescente forma piano-house ("Get Lost"), in una girandola di strutture e ritmi che sa ancora far battere il piedino e, perché no, addirittura divertire.

È insomma un peccato che le performance vocali e la scrittura appaiano così tremendamente sottotono, quasi un orpello rispetto all'interessante avvicendarsi delle basi e degli andamenti ritmici. Inoltre, la scelta di tornare a una più bassa fedeltà sonora di certo non aiuta a evidenziare eventuali particolarità di penna: non è poi così peregrino se un brano come "Instant Calm", col suo battito hip-hop "subacqueo" e quasi in reverse (forse un omaggio al sound della sua nuova etichetta?), emerga nonostante l'assenza di un accompagnamento canoro. Con idee tutto sommato discrete in fase di strutturazione, e un uso dei campionamenti che sa esaltare l'immaginario chillwave di cui Washed Out ancora vuole essere un tramite esemplare, la sensazione è che "Mister Mellow" avrebbe giovato di un'esecuzione totalmente strumentale (eccezione fatta per le ovvie voci fuori campo), senza per questo compromettere la stupefatta serenità, la docile malinconia di un lavoro senz'altro dispensabile (anche nello stesso corpus discografico di Ernest Greene), ma tutt'altro che da disprezzare. Se si tornerà alla maggiore definizione melodica dei momenti migliori del progetto, se ne sentirà di nuovo delle belle.

(18/09/2017)

  • Tracklist
  1. Title Card
  2. Burn Out Blues
  3. Time Off
  4. Floating By
  5. I've Been Daydreaming My Entire Life
  6. Hard To Say Goodbye
  7. Down And Out
  8. Instant Calm
  9. Zonked
  10. Get Lost
  11. Easy Does It
  12. Million Miles Away


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