Zeitkratzer / S. Spajic / D. Tomic / O. Milic

Serbian War Songs

2017 (Karlrecords) | musica popolare, post-industrial

“Versatilità” significa avere un’apertura mentale e un controllo dei propri mezzi tali da abbattere ogni ostacolo e permettere di cimentarsi in qualunque nuova impresa con la stessa passione. Di certo è una delle cifre distintive dell’ensemble zeitkratzer, che da vent’anni a questa parte non ha mai smesso di adattare il linguaggio del “noise da camera” in maniera trasversale, in contesti che spaziano dalla nuova composizione all’elettronica sperimentale, dal kraut-rock alla musica popolare.

Quest’ultimo ambito era già stato esplorato in due uscite complementari: “Volksmusik” (2008), dedicato alla regione del Danubio, e “Neue Volksmusik” (2012), con canti tradizionali della Svizzera, in entrambi i casi contaminati con ulteriori influenze d’area teutonica e dell’Est Europa; progetti resi possibili da una necessaria e totale appropriazione della materia, ma anche dalla consapevolezza che per sua natura la cultura popolare è eternamente mutevole, in quanto va di pari passo con l’evolvere del tessuto sociale nel corso del tempo.
“Serbian War Songs” è l’esito di una commissione della "Haus Der Kulturen Der Welt" di Berlino, una vera e propria residenza destinata alla promozione della diversità nelle arti contemporanee a livello globale. Al gruppo di Reinhold Friedl si sono unite le voci autoctone di Svetlana Spajić, Dragana Tomić e Obrad Milić (anche ai tipici strumenti a fiato e a corde, diple e gusle), che hanno così conferito al canzoniere un’autenticità indiscutibile.

Nel 1914 Sarajevo fu teatro dell’assassinio di Francesco Ferdinando, evento che diede inizio al primo conflitto mondiale con la dichiarazione di guerra dell’Austria-Ungheria alla Serbia. Per il paese balcanico si sarebbe trattato di una sconfitta storica e di una ferita insanabile per via delle innumerevoli perdite umane (oltre un quarto della popolazione complessiva). È del tutto evidente, dunque, che non può trattarsi di una raccolta caratterizzata da un trionfale patriottismo, quanto invece di echi di una tragedia umana condivisa da un intero popolo.
Dopo un caotico prologo simile a quello del “Lament” degli Einstürzende Neubauten, l’esposizione del tema bellico si sviluppa nel lungo lamento monodico di “Assassination In Sarajevo”, accompagnato dalla tonalità altrettanto instabile della corda archettata del gusle. A ciò segue una nutrita serie di litanie al femminile – strettamente imparentate con i cori bulgari – in cui gli insistenti gorgheggi si sdoppiano secondo divergenze che oggi chiameremmo microtoni.

La preminenza (giustificata) delle tragiche linee vocali è spesso tale, però, da non farci accorgere delle rifiniture sonore che il gruppo misto disegna in secondo piano (effetto piuttosto irritante in “The Boat Is Sailing”, sotto cui rimbomba una grancassa e pioggiano scie d’archi in glissando). L’usuale e incontestabile bravura degli zeitkratzer non riesce qui ad appassionarci per l’intera ora di un ascolto che, in definitiva, è talmente specifico nella sua collocazione culturale da non poter essere molto più di una curiosità etnomusicologica.

(27/06/2017)

  • Tracklist
  1. When The Clouds Come From The Sea
  2. Haven’t I Told You My Darling
  3. Assassination In Sarajevo
  4. The Battle At Mačkov Kamen
  5. When I Go To War
  6. Shvabo Came
  7. Last Night Đorđe Went Through Valjevo
  8. There Is No Spring Without Water
  9. King Peter Song
  10. The Boat Is Sailing
  11. Salute To Živojin Mišić
  12. Encore
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