Zeitkratzer + Elliott Sharp

Oneirika: Live At Berghain Berlin

2017 (Karlrecords) | contemporanea

È pur vero che l’ensemble zeitkratzer non si ferma davanti a nulla, e che ogni sfida è da essi bene accetta per mettere alla prova le loro capacità: ma soprattutto se c’è l’opportunità di fare un po’ di sano e spensierato casino la formazione dà decisamente il meglio di sé, consegnandoci registrazioni eccitanti e viscerali. Dopo il tuffo negli anni 70 con le rivisitazioni dei primi Kraftwerk, la Karlrecords dà alle stampe la registrazione di “Oneirika”, opera composta da Elliott Sharp su commissione del festival MaerzMusik e presentata al festival Berghain di Berlino nel 2014.
In più occasioni il supergruppo della musica contemporanea ha eseguito le musiche dell’avanguardista statunitense – per la prima volta vent’anni fa con “Coriolis Effect” ad esso dedicato – e lo stesso Reinhold Friedl ha inciso con lui due album in duo (“Anostalgia” nel 2002 e “Feuchtify” nel 2006).

Sharp ha a lungo frequentato la scena del downtown newyorkese, respirando l’eclettismo di John Zorn e dei suoi numerosi accoliti, mantenendo pur sempre un legame con la Old School – da giovane seguì un corso di musica con il maestro Morton Feldman (che lo liquidò sentenziando: “You know, improvisation, I don’t buy it”). Così “Oneirika” diviene un’ulteriore variazione sui procedimenti casuali introdotti da John Cage nella pratica compositiva: utilizzando spartiti visivi auto-generati tramite Photoshop, l’autore affida agli esecutori il compito di interpretare altezza e intensità dei suoni basandosi sulla percezione della luce e del colore, lasciando un debito margine non soltanto d’interpretazione ma anche di improvvisazione.

E infatti i dieci movimenti sono una continua esplosione di toni sgargianti, di ritmiche vivaci e divertite: se sulle prime si ha l’impressione di attraversare un’impervia astrazione dodecafonica, fatta di tanti elementi puntillistici, ben presto l’ensemble viene condotto verso cadenze che oscillano tra il rigore di una marcia militare e un corteo carnevalesco.
Diretti per l’occasione dallo stesso Sharp (anche al sassofono e alla chitarra elettrica), archi fiati e percussioni inscenano una sorta di revival da teatro futurista – da sempre i Nostri agiscono come “intonarumori” viventi – che a ogni minuto diviene coscientemente vieppiù grottesco e autoreferenziale, un sogno dai contorni d’incubo che ricorda la stramba allucinazione degli elefanti rosa di Dumbo.

Debordando collettivamente dal pentagramma, è facile ottenere risultati “sopra le righe”: la parata degli zeitkratzer con Elliott Sharp unisce la raffinata pomposità del John Adams sinfonico al situazionismo tipico degli happening del movimento Fluxus. In parole povere, un vero spasso.

(25/06/2017)

  • Tracklist
  1. I
  2. II
  3. III
  4. IV
  5. V
  6. VI
  7. VII
  8. VIII
  9. IX
  10. X
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