Nelle memorie di Sam Beam della prima collaborazione coi Calexico, che data quasi quindici anni, c’è questa immagine: “Nella mia mente, io ero il tizio che sapeva tre accordi e registrava in un armadio, loro suonavano sui palchi più grandi ed erano musicisti superbi”. Già in questa dichiarazione c’è qualcosa che può spiegare la diffidenza verso questo progetto: quello che danno i Calexico a Iron & Wine, forse, non è quello che gli estimatori di quest’ultimo cercano nella sua musica (e ovviamente anche il contrario, probabilmente).
Già l’acclamato “In The Reins” soffriva di questo dualismo solo apparentemente ben congegnato, in cui Sam Beam è alternativamente vocalist di canzoni non sue e i Calexico arrangiatori di canzoni non loro. In certi frangenti, l’autore di “Trapeze Swinger” e di tantissime altre melodie memorabili deve dimenticarsi di essere prima di tutto grande scrittore di musica, per limitarsi a fare il corista in lunghe suite “da grande palco”, fatte per sovrapposizione ma senza il briciolo di un tema unificante (“The Bitter Suite”).
In altri, come nell’iniziale “What Heaven’s Left”, l’accompagnamento (con gli insistiti controcanti country, come in altri brani) non aggiunge decisamente freschezza a un brano che, per dirla tutta, è quasi un gesto automatico per uno come Sam Beam.
In generale, un lavoro sovra-arrangiato rispetto alla scarsa preziosità della sua scrittura, che ricorda un po’ il lavoro più ispirato ai Calexico della carriera di Iron & Wine, l’infausto “Kiss Each Other Clean”. Un prodotto che si fonda sulla presentabilità dei suoi autori, ma che paradossalmente riesce nell’impresa di offrire meno della loro somma.
01/07/2019
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