Il tempo è stato galantuomo. Il ritorno dei Comet Gain, a ben cinque anni dal crepuscolare “Paperback Ghosts”, ripristina fiducia e ammirazione per una band che non ha mai ceduto al fascino della mediocrità. Messo a punto un pregevole gusto per il dettaglio e le sfumature, David Christian (o, se preferite, David Fleck o David Bower) e compagni danno prova di non aver smarrito quell’immediatezza e quegli slanci armonici necessari a tenere alto il vessillo dell’indie-pop.
Sonorità garage anni 60 scandite da un organo imbizzarrito (“The Institute Debased”), pop song grezze e incalzanti come un inedito dei B-52’s (“Mid 8Ts”) e rock-ballad che pur graffiando l’anima sono empie di passione e calore (“Bad Nite At The Mustache”) sono l’autentica forza di “Fireraisers Forever!”.
I Comet Gain sanno ancora come tenere salda l’attenzione anche quando tutto sembra familiare e già vissuto (“Society Of Inner Nothing”), hanno confidenza con quelle residue icone ideologiche che ancora spezzano i cuori (“Victor Jara, Finally Found!”) e conoscono diversi vecchi trucchi per colorare un ritornello semplice ed efficace (“Werewolf Jacket”).
Per non parlare poi della avvincente e oscura bellezza di quel piccolo capolavoro di acid-pop, a metà strada tra le irruenze jangle-pop dei primi Rem e le effervescenze degli Electric Prunes che sprizza meraviglie già dal titolo, “The Girl With The Melted Mind And Her Fear Of The Open Door”, e che conferma il paradigma che vuole che tutte le migliori canzoni della storia del rock siano quelle che ti fanno piangere e gioire nello stesso istante.
Album meno riflessivo del precedente, “Fireraisers Forever!” non solo dispensa un condensato di anarchico pop ante litteram (“We’re All Fucking Morons”), ma offre anche spazio a una delle pagine più malinconiche e amare della band, un sentito omaggio a due vecchi amici che con la loro irrequieta natura freak hanno indicato la strada a molti musicisti, infatti “The Godfrey Brothers” celebra senza inutili sentimentalismi la triste storia di Epic Soundtrack e Nikki Sudden, ovvero i due fratelli che diedero vita alla favola degli Swell Maps.
L’ultimo album dei Comet Gain è l’ennesimo gioiellino situazionista, di una formazione che in venticinque anni di carriera non ha mai abiurato alla propria natura di band socialmente impegnata. Come una cometa, la loro musica ogni tanto illumina il cammino, ma non cercatela guardando in alto, conservatela nel vostro cuore con amore ma anche con rabbia e dolore.
12/01/2020