Cupido

Prestame un sentimiento

2019 (Primavera Labels/Universal) | chill wave, trap pop

Formatisi nel 2018, di stanza a Barcellona, ma madrileni di nascita, i Cupido irrompono nella scena alternativa spagnola nell’ottobre dello scorso anno grazie al singolo “No Sabes Mentir”, una hit minore ma capace comunque di catturare l’attenzione della stampa e degli ascoltatori più specializzati.
Interessante è la vicenda della formazione, frutto dell’unione tra il trapper Pimp Flaco, artista in grado di farsi notare subito grazie alla hit “Chemtrails” realizzata con il collega Kinder Malo, e della indie band Solo Astra, quartetto per lo più sconosciuto sino alla composizione di questo nuovo progetto. Seppur in attività da qualche anno, e con un disco pubblicato nel 2015, i Solo Astra infatti hanno dovuto appoggiarsi alla fama del loro nuovo frontman per riuscire finalmente a ottenere la visibilità tanto agognata, e a strappare un contratto la Universal e con il prestigioso festival Primavera Sound.

La commistione tra le due estetiche, quella trap/latina e quella indie a medio-bassa fedeltà, è un elemento di forte sorpresa per l’ascoltatore occidentale contemporaneo, avvezzo a percepirle molto distinte tra loro, quando non a dover parteggiare rigidamente per l’una o per l’altra, quasi si trattasse di fazioni politiche o di squadre di calcio. La verità è che per i protagonisti della band non ci poteva essere un sodalizio più fruttifero: la musica di Pimp Flaco solista, per quanto d’impatto, è difatti molto elementare, difficilmente distinguibile dalle decine e decine di pezzi trap che più o meno quotidianamente capita di ascoltare in radio o nelle playlist di Spotify e YouTube. Al contrario, la formula dei Solo Astra presenta delle costruzioni armoniche piuttosto ricercate e un bell’utilizzo di suoni in odor di hypnagogic pop, ma come troppe proposte indipendenti di questi giorni, fatica ad azzeccare anche solo uno straccio di melodia memorabile.

Uniti nei Cupido, i cinque riescono a superare i rispettivi limiti nella maniera più efficace, dando vita a un ibrido pop in confluiscono cui trap, chill wave e canzone d’autore pop ispanofona. Il miglior prodotto di questa ricerca è il già citato singolo “No Sabes Mentir”, pezzo tanto immediato nella linea vocale quanto sofisticato e maturo nella sua struttura.
Il momento più emblematico si ha al minuto 1:55, quando ci si aspetta che la canzone ritorni alla strofa dopo il tema tastieristico e la band invece spiazza, utilizzando al meglio l’espediente di cambiare la linea melodica del secondo inciso; nel farlo il brano produce di fatto il suo tema più appiccicoso in assoluto (i vari “O-O-O” “A-A-A” “E-E-E” che concludono ogni frase sono quasi da tormentone estivo).

Le languide chitarre elettriche in clean e la scrittura armonica del quintetto, così frequentemente incentrata su accordi di settima, maggiore settima e più raramente diminuiti, ricordano la nuova ondata di hypnagogic pop che ha coinvolto l’America Latina dei vari Little Jesus, CLUBZ e soprattutto Luca Bocci. Ed eccolo, infatti, il talentuoso chitarrista argentino, prestare la sua agile sei corde e la sua voce nella solare “El Tiempo Es Oro”, non per nulla l'episodio più elaborato e dal sentore più "classico" tra gli otto presenti.

I ventotto minuti del disco scorrono leggeri, tra il downtempo ipnotico di “U Know” (che vanta un bel videoclip fotograficamente quasi baviano), la cangiante brillantezza melodica di “Milhouse” e la mutante base disco-funk di “Telepatia” (in cui si evidenzia ancora una volta la bontà del songwriting nel cambio armonico sull’ultimo ritornello). Sebbene la breve durata del disco lasci un po’ l’amaro in bocca e ci si possa aspettare un ulteriore rialzo delle ambizioni in vista di future release, l’intuizione alla base della proposta è così felice da non far pesare mai l’abuso di autotune perpetrato da Pimp Flaco; al contrario, diventa quasi un divertente elemento parodistico.

Il più grande affronto alle barriere estetiche che le (presunte) élite culturali del nostro tempo vorrebbero imporre si consuma con l’atto finale del disco, “Autoestima". È qui che le parole del quintetto “ci sentiamo ispirati tanto da Bad Bunny quanto dai Tame Impala” trovano definitivo compimento, grazie a una rilettura indie delle pagine più brillanti che il reggaeton ha proposto negli ultimi anni, iniziando a reinventarsi come genere dotato di dignità artistica, e non soltanto di motivi pecorecci utili per gli ancheggiamenti del venerdì sera.
It's the new zeitgeist, bitches.

(06/09/2019)

  • Tracklist
  1.  No Sabes Mentir
  2. U Know
  3. 5 Senti 2
  4. El Tiempo Es Oro (feat. Luca Bocci)
  5. Milhouse
  6. Continúa
  7. Telepatía
  8. Autoestima






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