Duster

Duster

2019 (Muddguts) | slowcore, noise-rock

Questa è sicuramente un’epoca di ripescaggi insperati e improvvise resurrezioni artistiche ma, all’uscita di “Capsule Losing Contact”, qualche mese fa, compendio del repertorio (fino ad allora sostanzialmente introvabile) dei Duster, la maggior parte dei fan aveva probabilmente pensato a un epitaffio. La capsula dei Duster, meteora slowcore di fine anni 90 (si parla di un paio di Lp e poco altro), si lasciava andare definitivamente alla deriva in un punto imprecisato del sistema solare… Invece è di qualche giorno fa l’uscita del loro omonimo, terzo disco a diciannove anni dal precedente.

Se appunto sono numerose le resurrezioni di band e artisti di culto, e in questi anni non mancano gli esempi di band di vent’anni fa tornate alla ribalta (ad esempio, gli American Football), forse anche grazie alla rinnovata domanda di certe sonorità, nel caso dei Duster avviene un fatto musicale ai limiti dell’incredibile: “Duster” suona come se questi diciannove anni non fossero passati.
Pur essendo il loro album più ondivago e “terrestre”, sicuramente il meno affascinante, rispetto alle monolitiche suite di “Contemporary Movement” e “Stratosphere”, “Duster” riprende alla perfezione il discorso lasciato improvvisamente interrotto, non perdendo contatto con la poetica della band e, di conseguenza, con il suo stile sonoro.

Ci sono tracce addirittura vagamente concilianti come “Letting Go”, accenni forse più psichedelici che “space” come quelli di “Chocolate And Mint”, lo headbanging alla Bedhead di “Summer War”, seppure non manchino i consueti, sordi abbandoni metafisici come quello di “Ghoulish”, ma in una cornice più costruita e chamber-rock (“Hola Paranoia”, “Copernicus Crater” potrebbe essere un brano degli ultimi Amazing).
Rimane così non proprio edulcorata, ma rediretta, l’espressione dello stato esistenziale di trovarsi nella già citata capsula alla deriva nello spazio, isolata dall’umanità, e lo stesso senso di disperazione e liberazione insieme (“Damaged”). In questo senso si percepiscono lo scorrere degli anni e una diversa prospettiva e urgenza rispetto alle quali è nato “Duster”: alla potenza immaginifica degli inizi si è sostituito uno spirito indagatore, che sembra orientare i numerosi cambi di passo e volume del disco, l’istinto quasi incerto del suo incedere. Anche in questo risiede il fascino dell'album, e l’indizio fondamentale che i Duster non hanno smesso di cercare, conservando così l’essenza fondamentale del loro essere artisti.

(24/12/2019)



  • Tracklist
  1. Copernicus Crater
  2. I'm Lost
  3. Chocolate And Mint
  4. Summer War
  5. Lomo
  6. Damaged
  7. Letting Go
  8. Go Back
  9. Hoya Paranoia
  10. Ghoulish
  11. Ghost World
  12. The Thirteen
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