Hannah Diamond

Reflections

2019 (PC Music) | pc-music, electropop, trance-pop

Se è vero che la combriccola della pc-music è riuscita da tempo a infilitrarsi nei meccanismi del pop (perlomeno quello più curioso e “collaterale”) e che i suoi produttori godono di discreta affermazione negli ambienti di settore, nondimeno il suo profilo discografico è sempre apparso (consapevolmente) volatile, una trafila di singoli e mix, dal taglio iperrealista e avveniristico, con cui dipingere un presente ansiogeno, sovraccarico, a suo modo stucchevole. In questo senso il 2019 è stato l'anno della svolta, con molti degli esponenti dell'etichetta (e dell'omonimo genere) a pubblicare progetti più ambiziosi e strutturati, spesso e volentieri alquanto divergenti dalle coordinate estetiche e concettuali di partenza.

Pioniera del sound “archetipico” della label, Hannah Diamond giunge infine all'album, dopo una trafila di tracce sparse e set che ne hanno messo in risalto il gusto per superfici levigatissime, beat squillanti, linee vocali posate, lasciate tutto sommato libere da filtri e distorsioni esagerate. Con questo stesso bagaglio, l'autrice e visual-artist britannica ha concepito “Reflections”, colmandolo però di una pensosità nuova, di un trasporto teso a contrapporsi alla natura digitale, profondamente distaccata delle tessiture sonore. Anche così, il progetto non tarda a presentare i suoi punti deboli. Per quanto l'aura di classicità che ammanta il lavoro in un certo senso consenta a questo di differenziarsi, in un panorama pc che ha subito forti scossoni e spinte al rinnovamento espressivo (si vedano Dorian Electra e SOPHIE), la sua staticità ne limita il potenziale, arenandolo a reperto di un'epoca già pienamente sorpassata, per quanto ancora cronologicamente fresca.

Tra ballate dal tocco lunare, talvolta condite da algide superfici in scia new-new-age (il distacco rarefatto di “Invisible”), ed episodi trance-pop al rallentatore, spolpati all'osso nella produzione, Hannah Diamond si muove solitaria, addolorata, una voce di alienazione in paesaggi vuoti, in cui i temi trattati (amore, solitudine, esistenzialismo) risuonano nello spazio circostante, senza che qualcuno possa farne tesoro. Un canto che prova a esaltare il risvolto emozionale dei testi, ma che spesso risulta anaffettivo, profondamente concettuale, pronto a esasperare ancora di più sulla dicotomia con la musica, se le condizioni lo consentono.
Giusto la cover di “Concrete Angel” - trasfigurata in un sistema a blocchi che travolge la linea melodica di continui cambi d'abito e trattamento il gioco regge la candela - testimonia un gusto per l'eccentrico che rispecchia la natura più essenziale del collettivo Pc.

Quando a essere interessate sono canzoni più piane, il discorso si fa decisamente più instabile: dai pasticciati climax vocali di “Love Goes On” (quasi uno scimmiottamento ironico delle power-ballad anni 90) agli intricati pannelli micro-sonori in fascia “Vespertine” di “Never Again”, l'attitudine compositiva penalizza (e banalizza) la resa complessiva dei brani, depotenziandone la carica comunicativa a mero accostamento tra le parti. Più una raccolta di materiale già edito che album vero e proprio, “Reflections” sa di agognata conclusione di una fase creativa protratta per più tempo del previsto, piuttosto che punto di snodo di una nuova riflessione (per l'appunto) artistica. Si intravede in tralice il potenziale di un progetto che sappia fare della maestria pop il suo faro guida, si fa presto però a tornare a due pezzi essenziali dell'etichetta quali “Pink & Blue” ed “Every Night”.

(27/12/2019)

  • Tracklist
  1. Reflections
  2. Invisible
  3. Love Goes On
  4. Never Again
  5. True
  6. Concrete Angel
  7. The Ending
  8. Shy
  9. Fade Away
  10. Make Believe




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