Have A Nice Life

Sea Of Worry

2019 (The Flenser) | gothic-rock, post-punk

Alla soglia dei venti anni di attività, gli Have A Nice Life non sono più quelli di una volta, ossia un’intransigente mano demoniaca che ti afferra per una gamba e ti tira giù, fino a lasciarti affogare nel sangue negli abissi della vasca di Marat. O forse è “Deathconsciousness” a rappresentare un unicum, un monolite di disperazione e consapevolezza destinato a non ripetersi. Difatti il duo di Middletown ci mise ben sei anni a rifarsi vivo con “The Unnatural World”, un disco meno scioccante, ma altrettanto personale e riconoscibile, che consacrò Barrett e Macuga tra le più solide realtà post-punk dei nostri tempi.
“Sea Of Worry”, almeno nella sua prima metà, presenta connotati ancora più canonicamente gothic-rock e strutture sempre meno sperimentali, ma rinsalda la convinzione che la band, nonostante il repertorio piuttosto sparuto, possa ambire al rango di classico del genere.

Posta in apertura, la title track imbastisce sin da subito un sound granitico, cupo e virulento, con le chitarre a sfondare gli spazi bui, mentre “Dracula Bells” ha un’introduzione chitarristica che ricorda sfacciatamente gli Interpol, proponendo un accostamento che (viene da pensare) qualche tempo fa alla band sarebbe addirittura dispiaciuto. Nel suo finale geometrico e scheletrico, la canzone ritorna su coordinate più tipicamente HANL, proponendosi in spigoli e inquietudini meno evadibili di quelle costruite da Paul Banks e affini.
“Science Beat” fa storia a sé, con una beat machine sugli scudi e tutt’intorno un mare di placide onde sintetiche, le cui acque vengono poi sferzate da un riff vicino al twee-pop che suona finanche vagamente gioioso; è il momento più luminoso di un’intera carriera. Rialza i volumi “Trespasser W”, che con il riff più nerboruto e diretto del lavoro è un’altra mina post-punk.

Tutte le tendenze per la sperimentazione e per strutture meno regolari di Barrett e Macuga sono state condensate in un trittico finale dalla durata complessiva di ventitré minuti, che accontenterà chi della band preferisce questa attitudine. “Everything We Forget” è un vaporoso limbo di droni e tastiere trascendentali; “Lords Of Tresserhorn” ha inizio nella stessa palude, ma con in più un basso cavernoso a scuoterne i fanghi e la voce straziata dai filtri, culmina poi in un’esplosione di rumori e offuscamenti eterei.
Chiude “Destinos”: tredici minuti di farneticazioni sulla vita dopo la morte da parte di un predicatore, la cui voce viene progressivamente stretta da sinistri cori gregoriani e ingoiata dal folk nero di una chitarra acustica che si fa via via più grossa: impossibile non pensare qui ai Current 93. Magistrale l’ingresso della chitarra elettrica e dei sintetizzatori lancinanti per un ineluttabile finale di nero vestito.

Al solito, sono eccellenti la produzione e la veste grafica, con una copertina differente da quelle dei dischi precedenti, ma incredibilmente affascinante, con decine di simboli nascosti tra le sue geometrie.

(16/11/2019)

  • Tracklist
  1. Sea of Worry
  2. Dracula Bells
  3. Science Beat
  4. Trespassers W
  5. Everything We Forget
  6. Lords of Tresserhorn
  7. Destinos


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