Kate Tempest

The Book Of Traps And Lessons

2019 (Caroline International) | spoken word, rap

Per questo suo atteso ritorno, Kate Tempest non ha rinunciato alla propria missione di poetessa in opposition e, a conti fatti, prima firma contemporanea di quel genere denominato dai più come spoken word. Le lezioni e le trappole narrate nel suo quarto lavoro, “The Book Of Traps And Lessons”, sono il pretesto per esprimere, ancora una volta, un dissenso nei riguardi di un mondo al collasso e di un modello liberale in caduta libera, in particolare nella sua amata Inghilterra. La presa di coscienza della rapper inglese inizia da un monito ben preciso, posto a monte di un album la cui cabina di regia vede all’opera la premiata coppia composta dal fidato Dan Carey e niente di meno che l’esegeta degli esegeti Rick Rubin: “I came to under a red moon/ Thirsty for water/ My eyes were like shovels in the soil of the sky”.

E’ dunque una dichiarazione d’intenti netta, a inaugurare 11 tracce divise tra "lezioni" e "trappole". Una breve introduzione, con piano appena abbozzato e synth da tappeto, che serve "solo" a condurre l’ascoltatore verso la propria postazione. La successiva “Keep Moving Don’t Move” espone a chiare lettere l’andazzo mediamente rallentato della prima parte del lotto, con base vagamente terzomondista, tra sample di sitar, battiti lontanamente afro e formula che riporta a galla l’eterno trip-hop alla Tricky, mentre i versi strizzano l’occhio al consueto disagio interiore con annesso disappunto, e tanto di incitazione ad alzare la testa e muovere le fatidiche chiappe, nel segno di una malinconia a suo “dire” costruttiva, tutt’altro che “seduta”:

Close the curtains, light the incense
Inhale the thick clouds with your eyes closed, your nose burns
On your knees in the corner of a strange woman's room
Her naked feet like tree roots in this undergrowth
Frankincense, Frankenstein, Francophile, Philistine
Frankly, we are killing time
Wake it, bring it back to life

Al netto di una narrazione stimolante, manca quel quid totalizzante, il gancio nel refrain o nel flow, fate un po’ voi. E l’impressione di trovarsi dinanzi al polpettone un po’ moralista e incantevole, ovviamente non preventivato alla vigilia, comincia a farsi spazio. L’umore tetro e disilluso sovrasta anche la seguente “Brown Eyed Man”, e spuntano financo archi tetri, con la Tempest che a un certo punto sembra essersi (auto)declassata da "tornado" a brezza autunnale. Tra una constatazione e l’altra, gli archi e un certo grigiore tornano in auge in “Three Sided Coin”. Rimbalza un ritmo per l’occasione più compiuto, di certo meno sepolto. Le parole sono ancora una volta sospese tra disgusto e orgoglio, etica e carme:

Now the three sided coin buys the bow legged calf
And we’ve been sucking out the milk
From its mother’s teat incessantly
So come on, pump us full of nothingness
And hear us sing the melody

Questo suo curvarsi totalmente dentro la poesia, a tratti a discapito della musica, da un lato delude. Certo, “The Book Of Traps And Lessons” non è un disco con cui avvinghiarsi al refrain (av)vincente fin da subito, e bisogna faticare molto per addentrarsi al suo interno, cogliere i segni e le vibrazioni. In “A Human Too Late” c'è solo la sua voce, narrante il consueto rancore diffuso contro il razzismo mai debellato e più vivo che mai, alla stregua di una studentessa, formidabile in lettere, che un po' a sorpresa muta il compito in classe con straordinario impeto poetico:

The racist is drunk on the train
The racist is drunk on the internet
The racist is drunk at my dinner table
Shouting his gun shots and killing us all
They still live
Those kind and their dead are still living
And yes, the anger is rising, the fury
The which side are you on?
The when will the guilty be called to account?
And what can we know of affection?

Nonostante questa scelta "minimalista", in parte opinabile, chi ha amato e apprezzato fin dalla primissima ora la Tempest nella sua duplice veste di poetessa killer e rapper trascinante troverà in alcune zone qualche guizzo mancante. “Hold You Own” diventa così l’occasione per inquadrare la faccenda. E mentre due note si alternano tra loro, dando vita a una linea melodica morbida e appagante, le parole inducono al "pianto", parimenti alla riflessione libera:

We work for vocations until, in remission
We wish we'd had patience and given more time to our children
Feel each decision that you make
Make it, hold it
Hold your own
Hold your lovers
Hold their hands
Hold their breasts in your hands like your hands were their bra
Hold their face in your palms like a prayer
Hold them all night, feel them hold back
Don't hold back
Hold your own
Every pain
Every grievance
Every stab of shame
Every day spent with a demon in your brain giving chase
Hold it

A risollevare la necessità di un approccio meno verboso, ci pensa la meravigliosa e soffusa “Firesmoke”, dedicata alla propria amata, come dichiarato dalla stessa Tempest nel lancio del disco: “Penso a questa canzone come a un momento purificatore nel contesto più ampio dell’album, allo stesso modo in cui una relazione può essere un momento purificatore nel più ampio contesto che è la vita. Una sorta di svolta decisiva. L’ho scritto per la mia donna. Mi ha ispirata lei e tutto ciò che ho imparato innamorandomi di lei”.

“Holy Exir” getta invece le basi per un ritorno di fiamma del formato canzone in salsa noise rap, ed è davvero un gran bel sentire, come direbbero i puristi. Del resto, basta poco per rendere i versi della poetessa inglese ancora più intensi, conferendo alla musica una posizione centrale. Il piano contrapposto al battito elettronico amplifica infatti il nocciolo del discorso affrontato dalla Tempest, persa così com’è tra paure e imprecazioni dirette verso un tessuto sociale sfibrato, stanco e incapace. Un movimento che illumina, prima che la “ballad” - definizione, quest’ultima, da prendere con le pinze - “People’s Face” rincari la nuova dose con un piano celeste, quasi a dare un senso di speranza al futuro.
E’ una chiosa dolcissima, nonché la netta dimostrazione della duplice anima de “The Book Of Traps And Lessons”. Un album a volte fin troppo asciutto e allo stesso tempo ambiguo, discutibile per l’eccessiva scarnificazione strumentale, eppure terribilmente denso di candida poesia.  

(16/10/2019)

  • Tracklist
  1. Thirsty
  2. Keep Moving Don't Move
  3. Brown Eyed Man
  4. Three Sided Coin
  5. I Trap You
  6. All Humans Too Late
  7. Hold Your Own
  8. Lessons
  9. Firesmoke
  10. Holy Elixir
  11. People's Faces
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