MASAKI BATOH - Nowhere

2019 (Drag city)
folk, psych, songwriter

Progetto inusuale per l’ex-guru della formazione psichedelica giapponese Ghost (gruppo che vanta una delle opere più importanti della psichedelia moderna, “Hypnotic Underworld”, 2004) e del gruppo avant-folk The Silence, qui alle prese con un set di canzoni da perfetto cantautore in salsa acid-folk.

Non è che non avesse già mostrato velleità simil-acustiche nella sua più che trentennale carriera, soprattutto dopo aver lasciato decantare le tentazioni sperimentali nel poco riuscito “Brain Pulse Music” e dopo aver incrociato sul proprio percorso Helena Espvall e aver sviscerato la seduzione di artisti come Tim Buckley, Syd Barrett, Martin Carthy e Alan Sorrenti. Masaki Batoh afferra per la coda le finiture spirituali della musica folk, di quella psichedelica e dei raga indiani, estraendone l’essenza mutevole e malleabile, descrivendo con toni avventurosi liturgie folk che tentano di afferrare il concetto di purezza.

Non è la composizione, né il tecnicismo il punto di riferimento creativo di “Nowhere”, ma è nella forza della parola e del suono che l’artista trova linfa vitale per le spoglie eppur carezzevoli armonie delle otto tracce.

Con il supporto di vecchie chitarre a 6 e 12 corde e di un banjo a 5 corde, il musicista tesse un mantello acoustic-folk che infetta con lingue desuete come il latino, “Dum Spiro Spero”, o con riverberi di chitarre, basso e percussioni (“Sundown”) e con scale modali tipiche della tradizione folk inglese (“Tower Of The Silence”), raggiungendo infine l’estasi del suono della sei corde nella lunga e limpida escursione timbrica di “Boi-Taüll“, che mette in relazione il classicismo di Robbie Basho con la visionarietà di John Fahey.

Anche il resto di “Nowhere” in verità gioca sul dualismo tra tradizione e innovazione, con la title track e la quasi barocca “Tambourine” da un lato, e la trasfigurata spiritualità blues di “Devil Got Me“ dall’altra, quest’ultima resa ancor più stridente dal contrasto tra il cantato in giapponese e l’aspra visceralità del brano.

“Nowhere” è senz’altro l’album più fruibile del musicista giapponese, ma guai a farsi ingannare dall’apparente soavità dell’insieme: Masaki Batoh ha scoperto il fascino della provocazione silente, nelle numerose increspature di questo nuovo album si nascondono inquietudini e turbamenti emotivi che lasciano il segno nella profondità della psiche, senza alterarne la percezione fisica.

28/04/2019

Tracklist

  1. 1. Nowhere
  2. 2. Tower Of The Silence
  3. 3. Tambourine
  4. 4. Devil Got Me
  5. 5. Gaucho No Sora
  6. 6. Dum Spiro Spero
  7. 7. Sundown
  8. 8. Boi-Taüll

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