Michael Vincent Waller

Moments

2019 (Unseen Worlds) | modern classical

Due anni dopo l'esordio discografico per la Recital di Sean McCann, il giovane compositore statunitense Michael Vincent Waller raccoglie un altro corpus di brani per pianoforte o vibrafono – in gran parte datati al 2018 – per fare ingresso nel catalogo della onorata Unseen Worlds, editrice tra le altre cose di importanti reissue in ambito elettronico e sperimentale “vintage” (da Laurie Spiegel a Carl Stone, da Lubomyr Melnyk a “Blue” Gene Tyranny).
“Moments” non riserva sorprese in merito allo stile compositivo di Waller, che si conferma perfettamente bilanciato tra la pregnanza sonora della New York School sessantiana e la più recente sensibilità neoclassica.

Affidati nuovamente al pianista minimal d'eccellenza R. Andrew Lee, i primi dieci brani sono miniature dalle squisite finiture geometriche: “For Papa” e le successive dediche a Pauline (Oliveros) e Jennifer (Waller, cugina dell'autore) sono ritratti essenziali e infusi di modesta grazia, scevri da smaccati mielismi eppure commoventi nel tocco sempre posato del pianista; nei brevi colpi d'occhio del quadripartito “Return From L.A.” riemerge l'imprescindibile lezione melodica di Satie unita alle cromie pastello di Joe Hisaishi, mentre i due “Nocturnes”, pur con la stessa tavolozza, si approssimano in spirito e tonalità alle solenni introspezioni di Zbigniew Preisner per i drammi morali di Kieslowski.

L'ingresso in solitaria del vibrafono di William Winant avviene coi quattro movimenti di “Love”, micro-narrazione che sembra suggerire un balletto di marionette apparso in sogno, tra cullanti progressioni gamelan via Reich (I, II) e sequenze ascendenti interrogative alla Feldman (III), sino a un sipario finale accelerato che accompagnerebbe la fuga delle ipotetiche figurine animate dalla dimensione onirica.
Anche “Vibrafono Studio” porta l’eco del maestro di “Rothko Chapel”, a sua volta particolarmente legato a questa ipnotica percussione, che qui insegue pattern a ritmo variabile in un contesto a-descrittivo di ripetizione apparente.
Completano il quadro “Roman”, divagazione pianistica sostenuta da un basso arpeggiato e dispiegata in volute luminose dalla mano destra; l'enigmatica “Stolen Moments”, che indugia maggiormente sulle risonanze naturali nelle pause tra gli accordi; infine “Bounding”, uno tra i pochi pezzi chiaramente riconducibili al presente storico e agli stilemi di marca Erased Tapes, intriso com'è di estatica malinconia lungo l’arco di un imprevedibile climax emozionale.

La sostanziale differenza tra Michael Vincent Waller e i suoi comprimari europei è da individuarsi, in definitiva, in un know-how compositivo e in una disinvoltura espressiva in grado di far tornare attuali moti d'animo distanti nel tempo, dal Romanticismo ottocentesco sino alla sua riscoperta più di un secolo avanti, tratteggiando così sul pentagramma momenti slegati dalla temporalità, universali ancorché intimi. E di qui, inaspettatamente, si è davvero a un passo dal sublime.

(12/10/2019)

  • Tracklist
  1. For Papa
  2. Return From L.A. - I
  3. Return From L.A. - II
  4. Return From L.A. - III
  5. Return From L.A. - IV
  6. For Pauline
  7. Jennifer
  8. Nocturnes - No. 1
  9. Nocturnes - No. 4
  10. Love - I. Valentine
  11. Love - II. Baby's Return
  12. Love - III. Images
  13. Love - IV. Sizing
  14. Roman
  15. Stolen Moments
  16. Vibrafono Studio
  17. Bounding
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