MIKA

My Name Is Michael Holbrook

2019 (Casablanca) | pop

È difficile parlare di un artista come Mika, popolarissimo in Europa e soprattutto nel nostro paese. Vuoi perché la tentazione di lasciar scivolare l’artista nel contenitore della persona e viceversa è tanta. Vuoi perché a quel viso affabile e genuinamente sorridente ti sei in qualche modo affezionata, sin da quando il falsetto colorato di “Grace Kelly” ha fatto irruzione nella tua vita a 16 anni. Vuoi perché Mika riesce sempre a metterti di buon umore, anche se la tua anima è fedele ad ascolti ben più nervosi. Ma Mika è un po’ la sit-com che guardi per non cedere di continuo alle solite lusinghe claustrali e nevrotiche, è una boccata di tiepida aria primaverile e vanesia leggiadria.

Ho sentito da qualche parte che la leggerezza è un’irresistibile tentazione, ma anche una perversione. Credo che per me sia così e forse lo è anche per lo stesso Mika che, reduce da un periodo travagliato che ha visto la malattia della madre e la morte scongiurata della sorella Paloma, precipitata dal quarto piano, se ne è uscito fuori con un lavoro incredibilmente esuberante e allegro, quantomeno in apparenza. Cori, archi, delay, ballate pianistiche, richiami vintage pescati soprattutto dagli anni 70 e 80 (la splendida “I Went To Hell Last Night”, “Cry”), ma non solo.

Si va infatti dall’allure 90’s di “Dear Jealousy” che in qualche strano modo non avrebbe sfigurato in un disco della prima Britney Spears o dei Backstreet Boys, alla scanzonata “Stay High”, passando per l’ottimo singolo “Tiny Love”, che riprende un po’ Elton John, un po’ i Queen, un po’ lo stesso Mika, e che non a caso ritroviamo anche nel reprise orchestrale che chiude l’album.

C’è poi spazio per l’omonima ballata dedicata alla sorella Paloma, per l’omaggio dancepop all’Italia con “Sanremo” e per uno dei migliori pezzi dell’ultimo Mika, “Tomorrow”, che richiama la pur bella “Porcelain” presente nel precedente disco, ma con l’aggiunta di quel candore e quell’allegrezza cui si accennava prima. Così una notte trascorsa a guardare le stelle per dimenticare l’ansia del futuro trascolora in piccolo inno corazziniano.

Se si escludono "Blue" e la collaborazione col cantautore anglo-italiano Jack Savoretti nell’ordinaria ballata pianistica “Ready To Call This Love”, in quest’ultimo disco non si avverte alcun momento di stanchezza. Sin dal titolo, in cui compaiono nome e cognome dell'artista (Michael Holbrook), si intuisce che la narrazione è costruita intorno a sé, alla sua storia, alle sue gioie e alle sue afflizioni, ma, per fortuna, non v’è traccia alcuna di quell'egotismo che generalmente costituisce il perno e la debolezza di progetti del genere. Ciascun brano gode di una propria cifra stilistica e il fil rouge è da ricercarsi in una spontaneità ritrovata e in un estro vivido e fresco.

(08/10/2019)



  • Tracklist
  1. Tiny Love
  2. Ice Cream
  3. Dear Jealousy
  4. Paloma
  5. Sanremo
  6. Tomorrow
  7. Ready To Call This Love
  8. Cry
  9. Platform Ballerinas
  10. I Went To Hell Last Night
  11. Blue
  12. Stay High
  13. Tiny Love Reprise




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