Mortem

Ravnsvart

2019 (Peaceville) | black metal

Alla fine degli anni Ottanta molti giovani musicisti norvegesi cominciano a muovere i primi passi, affascinati da quel metal estremo della prima ora (Venom, Hellhammer/Celtic Frost, Bathory e via dicendo) che nel giro di poco tempo diventa l’asse portante per lo sviluppo della famigerata second wave del black metal. Se nel 1987 “Deathcrush” dei Mayhem è già una realtà concreta per l’underground locale, nel 1989 è il turno dei Mortem, un solo demo all’attivo e poi nulla da segnalare prima dell’oblio. All’epoca, Steinar Johnsen non è neppure maggiorenne, ma quell’ascolto caotico del suo “Slow Death” lascia trasparire una certa rottura con i canoni sonori del periodo, come se i semi di un male ancora più oscuro fossero stati gettati nel terreno.

2019: sono trascorsi trent’anni da quella cassetta ormai di culto (oggi quotata oltre i duecento euro), il black metal ha intrapreso mille direzioni e in un caldo weekend di settembre esce a sorpresa il debut-album dei Mortem, un fulmine a ciel sereno che in un certo senso suona come una rimpatriata tra vecchi amici. Che però fanno sul serio. Ai vari Steinar Johnsen (poi pilastro degli Arcturus), Marius Vold (la primissima voce dei Thorns) e Hellhammer (membro storico dei Mayhem) si è aggiunto il bassista dei 1349 Tor Stavenes, un quartetto agguerrito a cui bastano solo otto composizioni per ribadire un orgoglio norvegese ben radicato nella storia (ma con i piedi decisamente saldi nel presente).

La copertina del disco è piuttosto esplicita: non attendetevi stravolgimenti di sorta, tentazioni avanguardistiche o contaminazioni elettroniche, “Ravnsvart” è un moderno disco black metal supportato da una buona produzione e da un livello tecnico superiore alla media (il drumming di Hellhammer si rivela la solita macchina da guerra). All’interno di questo affresco di morte e pestilenza, le tastiere rivestono un ruolo fondamentale, le loro trame infatti, pur non risultando mai invadenti nella struttura dei brani, dipingono scenari sinfonici pregni di solenni atmosfere. La chiave è tutta qui ed emerge subito nella notevole title track, un biglietto da visita non indifferente che riassume in un sol colpo tutta l’essenza del disco.

Dopo il violento tris iniziale, l’ottima “Mockets Monolitter” rallenta i tempi mostrando un’altra faccia dei Mortem, quella più intrigante rivolta alla contemporaneità. Un passaggio cupo e cadenzato (ribadito in seguito dalla discreta “The Core”) che offre molti spunti in ottica futura, soprattutto se i nostri decideranno di dare un seguito a questo “Ravnsvart”.
Nella seconda metà dell’album, il livello qualitativo subisce un lieve calo fisiologico, soprattutto nella fin troppo canonica “Truly Damned” (che spicca il volo soltanto nel finale) e nel successivo midtempo “Demon Shadow” (il break centrale non convince), per poi risalire la china con la furiosa “Port Darkness”, sette minuti a vele spiegate che affondano le unghie con la giusta cattiveria.

Se in apparenza quello dei Mortem può sembrare un breve compitino svolto con estrema nonchalance, in realtà non è così. “Ravnsvart” è un mix di esperienza e passione che solo quattro personaggi navigati del settore potevano portare a compimento: più che una reunion (parliamo sempre di una meteora mai emersa dal sottobosco scandinavo) questa uscita suona come un tentativo di ripercorrere, attraverso uno spirito nostalgico, alcune tappe del black metal norvegese emerso soprattutto dalla fine degli anni Novanta in poi. Con risultati sicuramente credibili.

(03/10/2019)

  • Tracklist
  1. Ravnsvart 
  2. Sjelestjeler 
  3. Blood Horizon 
  4. Mørkets Monolitter 
  5. Truly Damned 
  6. Demon Shadow 
  7. Port Darkness
  8. The Core
 


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