Per un musicista come Nils Frahm è difficile muovere un passo senza sollevare polvere. Autentico protagonista della scena modern classical, il pianista tedesco ha recentemente messo in discussione quell’autarchia espressiva che lo ha visto assurgere agli onori della critica e del pubblico. “All Melody” non è stato un parto facile, l’esuberanza di suoni e di timbriche non ha infatti convinto tutti, anche se probabilmente il futuro ci svelerà segreti nascosti e ci renderà partecipi di gioie non rivelate, frutto di candido ardore e desiderio di cambiamento.
Nel frattempo “All Encores” mette insieme i tre Ep pubblicati nell’arco di un anno e mezzo, offrendo un approdo più sicuro per i vecchi fan del musicista. E dire che queste dodici tracce sono state concepite quasi in parallelo a quelle di “All Melody”, prosciugandone forse il versante più minimalista, quindi lasciando lo stesso in completa balia delle turbolenze elettroniche ed etniche.
Chissà se la dolorosa bellezza di “Harmonium In The Well”, brano tratto dal primo Ep dedicato a escursioni acustiche e preziose arie affidate all’harmonium, l’onirico crescendo elettronico di “Spells”, tratto dal secondo Ep contraddistinto da orchestrazioni più dense e avvolgenti, o le curiose incursioni ritmiche quasi ballabili di “All Armed”, estratte dalle più moderne trame sperimentali del terzo Ep, non convincano gli incerti a riesaminare le grazie del suo gemello eterozigote.
Certo è che il musicista e compositore tedesco in queste dodici tracce dissemina indizi importanti per capire cosa ci attende in futuro. La lancinante escursione fatta di poche note “Ringing”, il dialogo tra piano e atmosfere ambient di “A Walking Embrace”, e il sinistro romanticismo di “Amirador” vogliono dirci qualcosa d’importante e d’irrisolto che è accaduto nell’estetica frahm-iana, ma non tutto può essere compreso, almeno fino a quando non verremo di nuovo invitati a seguire le tracce di un mistero, che non dovrà essere necessariamente risolto.
27/02/2020
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