PUP

Morbid Stuff

2019 (Rise) | power pop, pop-punk

Nonostante si tratti di una band arrivata ormai al terzo disco e a un considerevole numero di fan sparsi per il globo (del resto incide per una costola di Bmg), è la prima volta che ci occupiamo dei PUP. Qualche nota biografica dunque non guasta. Specie perché questo quartetto di Toronto ne ha di divertenti e adatte a cogliere l’essenza del suo pop-punk sgolato e cazzone. Iniziamo dal loro nome, una parola che a pronunciarla suona abbastanza buffa: PUP. Ai tempi degli esordi, intorno al 2011, non si chiamavano così, bensì Topanga. In onore di Topanga Lawrence, personaggio della loro amata serie tv anni 90 “Boy Meets World”, interpretato da Danielle Fishel. Quando però nel 2013 fu annunciato uno spin-off della serie intitolato “Girl Meets World”, con protagonista proprio Topanga, i ragazzi non la presero bene e cambiarono il loro moniker in PUP: pathetic use of potential.
Cazzoni e decisamente nerd dunque, ma anche determinati e tremendamente punk. Come quando nel 2016 intitolarono il loro secondo (e ad oggi migliore) disco “The Dream Is Over”, dopo che un medico aveva diagnosticato al cantante e chitarrista Stefan Babcock serie lesioni alle corde vocali, ottenute strillando ininterrottamente per due anni di tour.

Il sogno era tutt’altro che finito. Il disco fu un successo, un altro lungo tour fu intentato in barba a ogni catastrofica diagnosi medica e ora, neanche due anni dopo, arriva questo terzo lavoro in studio. Forse però, proprio affinché il sogno non evapori, l’approccio utilizzato per questo “Morbid Stuff” appare un po’ meno irruento, le parti cantate meno brucianti e le chitarre molto più avvezze a figure melodiche (le deliziose piroette di “Kids”, il riff un po’ melò di “See You At Your Funeral”).
La dissacrante passione della band per serie-tv di dubbio gusto torna prepotente nella divertita “Bloody Mary, Kate and Ashley”, dove viene intonato un ritornello tanto demenziale quanto irresistibile: “Are you real or fake?/ Do you prefer Ashley or Mary Kate?”. La melodia un po’ emo e il sapore tragicomico del testo indicano qui l’influenza dei santi patroni del power pop demenziale: i Weezer. La chitarra abbaiante e il ritmo marziale di “Full Blown Meltdown” sono le cose più violente e hardcore che sentirete nel disco, pertanto le più vicine ai capitoli precedenti della discografia dei PUP.

Umori totalmente diversi sono quelli evocati nella dolente e disperata “Scorpion Hill”. Un brano insospettabilmente strutturato, suddiviso in diversi movimenti e lungo oltre 5 minuti, in cui viene percorsa la terribile esperienza di un uomo che viene licenziato ai tempi della crisi economica e che, sprofondato nei debiti e nell’alcol, durante i suoi turni di notte al nuovo lavoro medita soluzioni estreme, di farla finita. È un testo duro, ma dalle sfumature dolci (specie nei momenti che riguardano la famiglia del protagonista), prima cantilenato vagamente stonato, alla maniera di Jeff Mangum, poi sputato fuori come si addice a un punk.
Si tratta di una canzone diversa da tutto quanto i PUP hanno fatto in precedenza, che apre interessanti spiragli e possibilità al loro futuro. Una strada certamente da seguire, perché in alcuni momenti di questo “Morbid Stuff” il power pop dei canadesi sembra aver esaurito un po’ del potenziale esplosivo degli inizi.

(09/04/2019)

  • Tracklist
  1. Morbid Stuff
  2. Kids
  3. Free at Last
  4. See You at Your Funeral
  5. Scorpion Hill
  6. Closure
  7. Bloody Mary, Kate and Ashley
  8. Sibling Rivalry
  9. Full Blown Meltdown
  10. Bare Hands
  11. City


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