Slipknot

We Are Not Your Kind

2019 (Roadrunner Records) | groove-metal, nu-metal

L'ultimo disco in casa Slipknot è anticipato dal litigio con il percussionista Chris Fehn, che a marzo cita in tribunale il gruppo accusandolo di non averlo pagato e dopo pochi giorni lascia dopo 20 anni assieme. Archiviata la frattura interna, il gruppo entra in studio e registra "We Are Not Your Kind", titolo che è un manifesto (forse non molto originale) di spirito alternativo e anticonformista. Prima ancora delle sessioni di registrazione, a ottobre 2018, il gruppo aveva rilasciato il singolo "Solway Firth", un classico groove-metal influenzato dai primi Machine Head.

Sulla scia del precedente lavoro, ".5: The Gray Chapter", anche quest'album manifesta un'adesione sincera e nostalgica al passato, specificatamente al periodo degli esordi, con l'aggiunta di alcune delle aperture melodiche (soprattutto nei ritornelli) più caratteristiche di "Vol. 3", ma lo fa in maniera più netta ed esplicita, con refrain più diretti e senza alcun assolo, ma soprattutto con maggiore ispirazione nel songwriting. Non sono da aspettarsi novità o sorprese: riffing ribassato che ibrida nu-metal, groove-metal e death-metal, batteria furiosa e impetuosa, atmosfere opprimenti, linee vocali aggressive ma capaci di intonazioni pulite melodiche, presenza occasionale di scratching (sempre minore).

Si segnalano subito due aspetti positivi: il primo è che i chitarristi si mostrano abbastanza ispirati, nonostante l'attitudine di maniera, e i loro suoni sono meno compressi che nel precedente disco; il secondo è che il batterista Jay Weinberg inizia ad avvicinarsi all'ex Joey Jordison quanto a soluzioni e trovate ritmiche (in ciò rimediando ai parziali limiti mostrati in "The Gray Chapter", dove per aggressività e impatto il suo lavoro di sostituzione era sicuramente positivo e soddisfacente, ma in quanto a dinamismo non era ancora agli stessi livelli di Jordison).
Il lato migliore dell'album è la capacità di riuscire a mantenersi costante per tutta la sua durata, senza filler o brani eccessivamente incostanti, come accadeva per esempio su "All Hope Is Gone" o "The Gray Chapter", che per questo risultavano molto discontinui e non appieno soddisfacenti. Ciò è un passo positivo anche rispetto ad altre formazioni nu-metal classiche che nei loro ritorni al passato si sono mostrati altalenanti, mescolando buone canzoni ad altre mediocri (si pensi ai Korn).
"We Are Not Your Kind" suona molto solido e compatto: il tapping di "Unsainted", il nu/thrash di "Nero Forte", il groove-death di "Critical Darling" (con un interessante intermezzo atmosferico che ricorda al tempo stesso gli Stone Sour e i Dark Tranquillity), la bruciante "Red Flag" (che ricorda "Ritual" dei Soulfly uscito l'anno scorso).

Soprattutto nella seconda metà del disco ci sono i pezzi migliori: "Spiders" è un pezzo lisergico e inquietante, arricchito dalla cupissima tastiera e da digressioni melodiche che ricordano "Vermilion pt. 2"; la martellante "Orphan" ha il suo biglietto da visita nei riff squadrati e acidi; e poi la power-ballad "Not Long for This World", con alcuni dei riff più emozionanti dell'album e un Taylor molto ispirato vocalmente, per quest'album molto più che nei precedenti dove sembrava più stanco e meno spontaneo - nonostante continui, al solito, a risultare troppo banale quanto a liriche. Gli intermezzi inserti atmosferici/elettronici suonano particolarmente riusciti e in tono, soprattutto in "My Pain" che esplora sonorità da incubo noir (per contro, le brevi "Death Because Of Death" e "What's Next" sono del tutto trascurabili e non aggiungono niente).

Di primo acchito si potrebbe criticare il fatto che manchi l'innovazione iconoclasta degli esordi, rispetto ai quali è un album molto meno spiazzante e sorprendente. Ma ciò viene mitigato da due fattori. Il primo è la certosina cura riposta a livello di effettistica e produzione, con inserti elettronici, acustici e altri dettagli melodici qua e là a impreziosire il lavoro, che non suona semplicemente pestato ma relativamente ricercato. Il secondo è questione di contestualizzazione. "Slipknot" o "Iowa" rappresentarono all'epoca un'alternativa, un'altra via per dire, estremizzata, furiosa e psicotica alla tendenza mainstream del nu-metal di quel periodo che era diventato radiofonico e pop (esemplificato dai Linkin Park). Negli ultimi anni c'è stato un revival di quella precisa tendenza, con varie nuove formazioni che hanno preso ispirazione proprio dalle coordinate e dai cliché imposti dai Linkin Park e dai loro immediati cloni. Oppure, si sono diffusi numerosi gruppi che a quel nu-metal mescolano il melodic-metalcore degli anni 2000, ottenendo il cosiddetto "nu-metalcore", non sempre genuino. "We Are Not Your Kind", così, si pone come alternativa più essenziale, "back to the roots", feroce e per certi versi espressiva, viscerale, di queste tendenze.

Piuttosto, il lato peggiore sono come al solito i testi, fin troppo blandi, che stonano per una formazione composta ormai da adulti over 40. Infine, va segnalato che il 18 maggio è morta a soli 22 anni per sospetta overdose Gabrielle, la figlia di Chris Shawn, a cui vanno ovviamente le condoglianze.

(22/08/2019)



  • Tracklist
  1. Insert Coin
  2. Unsainted
  3. Birth Of The Cruel
  4. Death Because of Death
  5. Nero Forte
  6. Critical Darling
  7. A Liar's Funeral
  8. Red Flag
  9. What's Next
  10. Spiders
  11. Orphan
  12. My Pain
  13. Not Long for This World
  14. Solway Firth
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