A pochi mesi dalla pubblicazione di “Happy In The Hollow” i TOY immettono sul mercato un album di cover, che integra tre tracce bonus già incluse nel disco precedente. Nella veste di meri esecutori puntano su arrangiamenti che restano quasi sempre allo stato minimale, ricorrendo massicciamente a beat electro e drum machine, andandosi a posizionare in quella terra di confine fra kraut, psichedelia e post-punk che da sempre ha caratterizzato le loro produzioni.
I TOY travasano tutta la propria estetica in queste otto tracce, reggendosi però fondamentalmente sulla narcotizzazione di “Down On The Street” degli Stooges (traccia che apriva il leggendario “Funhouse“, 1970) e sulla rielaborazione (migliorandola secondo chi scrive) di “Fun City” dei Soft Cell (originariamente apparsa su “Non-Stop Erotic Cabaret“, 1981). Per il resto c’è il divertissement di revisionare la Amanda Lear di “Follow Me” e di mandare in un loop infinito l’algida Nico di “Sixty Forty”.
Le chitarre danno forza a “Lemon Incest”, dal repertorio di Serge e Charlotte Gainsbourg, mentre poco o niente altro aggiungono l’inutile rilettura di “Always On My Mind”, che si rifà alla versione edita anni fa già dai Pet Shop Boys, e il cosmico omaggio ai Troggs di “Cousin Jane”. Chiude il lavoro la strumentale “A Doll’s House”, colonna sonora scritta da John Barry nel 1973.
In “Songs Of Consumption” non c’è lo sforzo compositivo e, pur emergendo la non comune capacità di rivestire del proprio suono le canzoni altrui, dubito possa essere questo il disco dei TOY che ci ritroveremo ad ascoltare fra qualche anno ripensando ai loro tempi migliori…
18/11/2019
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