Un album dal vivo di Ty Segall così diretto (uno dei più elettricamente intensi della sua sterminata produzione) rende giustizia a una discografia tanto dispersiva, non sempre all’altezza della fama del prode cavaliere psichedelico. “Deforming Lobes” non riesce quasi a contenere l’enorme energia che sprigiona, proponendo un menù che spazia dalle strutturate jam old school contenute in “Warm Hands” e “Love Fuzz” (non a caso, poste agli estremi della tracklist) ai fracassoni brani che bruciano violentemente nello spazio di poco più di due minuti (“Squealer”, “Breakfast Eggs”, “The Crawler”, “They Told Me Too”).
Le registrazioni sono state selezionate da tre date tenute al Teragram Ballroom di Los Angeles nei giorni della pubblicazione di “Freedom’s Goblin“, gennaio 2018, anche se nessuna traccia di quel disco è qui presente. Del mastering si è occupato (udite udite) Steve Albini, il quale ha contribuito a conferire al suono la potenza che possiamo percepire, perseguendo la (condivisibile) scelta estetica di porre in evidenza più le canzoni che il pubblico, spostato in secondo piano nel mix finale, tanto che la sensazione è quella di ascoltare delle forsennate registrazioni riprese in studio.
Se desiderate avvicinarvi alla musica del bulimico Ty Segall evitando di perdervi in cervellotici slalom e lungaggini di troppo, “Deforming Lobes” è una delle scelte più azzeccate: otto tracce che mettono in evidenza il suo lato più “heavy”, a discapito delle sponde psych o folkye ampiamente rintracciabili altrove.
In futuro Segall potrebbe spostarsi stilisticamente altrove, sperimentando – si dice – derive elettroniche: godiamoci allora questa trasfusione di chitarre che rischia di chiudere un’era per uno dei migliori menestrelli del nuovo millennio. Uno dei pochi artisti al mondo in grado di elaborare lavori moderni che sanno di antico, riuscendo a non far apparire il mix indigesto.
02/04/2019
Quarto Lp in un anno per il "mostro" di Laguna Beach
Ristampata la collaborazione tra le due stelle del garage-rock
Un disco terapeutico per Ty, dedicato al padre appena scomparso
Il disco del probabile sdoganamento per il rocker di Laguna Beach
Prosegue la saga garage dell'ultimo menestrello del rock'n'roll
Secondo album eponimo per il californiano, prodotto a sorpresa da Steve Albini
Grande libertà espressiva nel monumentale doppio album del rocker californiano
Undici cover a colpi di fuzz: così il genietto californiano omaggia alcuni dei propri eroi musicali degli anni 60 e 70
Lo psych-rock del genietto californiano si apre verso nuovi ulteriori orizzonti sonori
L'urticante combinazione tra la chitarra di Ty Segall e la batteria di Brian Chippendale
A due anni da "First Taste", dieci nuovi inediti pubblicati dal rocker psichedelico californiano
Celebrazione acoustic-folk, che non lascia fuori dalla porta qualche inevitabile concessione elettrica
La quindicesima, lunga e sfaccettata fatica del prolifico artista californiano
Guizzi glam e reminescenze rock anni 70, per uno degli album più ispirati del golden boy
La popstar tedesca trova finalmente la quadra grazie a un tuffo profondo nell'universo sonoro hyperpop
Songwriting robusto e dream-pop che guarda molto da vicino ai grandi del genere nell'esordio della band londinese
L'album dei ricordi dell'ex War On Drugs non sfugge ai cliché
Coerenza e immutata credibilità per un ritorno atteso quindici anni
Dalle notazioni di Sylvain Chauveau prende le mosse un itinerario elegiaco di suono e silenzio
Una musica evocativa che non ha niente da dire - e dunque lo dice, così che rifiutando d'esserlo sia poesia come serve a noi
Arrivati al sesto disco, i danesi virano verso inedite inclinazioni alt-country e psychobilly
Meno frontale, molto collettivo: un lavoro di transizione ricco di intuizioni e contraddizioni