Angela Muņoz

Adrian Younge Presents Angela Muņoz Introspection

2020 (Linear Labs) | vintage soul

A studio defined by Adrian Younge's golden era of sound - 1968 to 1973
I Linear Labs di Los Angeles: più che uno studio di registrazione, un'oasi di ritiro spirituale nella quale riconnettersi all'era d'oro delle strumentazioni analogiche e dei circuiti elettrici costruiti a mano. Nell'ultimo decennio di attività, Adrian Younge ha lavorato sodo per fare del proprio laboratorio un centro operativo in grado di offrire un'esperienza autenticamente vintage ma sempre al passo coi tempi per venire incontro ai requisiti della moderna industria discografica. Sta di fatto che tra produzioni a suo nome ("Something About April", o "The Midnight Hour" in coppia con Ali Shaheed Muhammad) e per altri artisti (Ghostface Killa, Bilal e Gallant), il suono dei Linear Labs si sta tutt'oggi costruendo un discreto seguito tra gli amanti del genere. Se siete nostalgici di una certa era della musica afroamericana a cavallo tra soul, funk e le colonne sonore dell'immaginario blaxploitation, il catalogo Linear Labs avrà sicuramente qualcosa di stuzzicante per le vostre orecchie.
 
Ultimo arrivo in studio, la losangelina Angela Muñoz. Una voce giovane, sottile e delicata, ma ricca di sfumature e già pervasa da una calma espressiva che la fa sembrare ben più adulta dei suoi soli diciotto anni d'età. La ragazza è chiaramente cresciuta a pane, soul e r&b, ma mostra inflessioni jazz e un placido accento folk che richiama la prima Amy Winehouse, ma forse meglio ancora le sempre londinesi Fatima e Lianne La Havas.
La filigrana strumentale cucitale addosso da Younge svolge comunque grossa parte del lavoro; il titolo completo del disco - "Adrian Younge Presents Angela Muñoz Introspection" - è già di per sé un chiaro richiamo spectoriano all'era in cui il nome del produttore in studio era importante tanto quanto quello dell'artista in questione.
Il disco infatti si colloca direttamente fuori dal nostro tempo, a partire da quei rintocchi di sitar sparpagliati lungo l'ascolto a reiterare l'affiliazione con un gusto perdutamente sixties ("Can I Get Your Name").
Ma dal bel tappeto di archi e piatti sull'iniziale "Don't Show" al finale di "So Young", questo debutto scorre con eleganza, mettendo in mostra un canzoniere snello e curato, sul quale Angela galleggia come sospesa a mezz'aria. La dolce ballata "Top Down" con chitarra acustica e ricami d'arpa, gli accenti space-synth da primo passo sulla Luna di "I'm In Love", il dialogo tra basso e scat di "Feel The Same": tutti brani semplici ma accattivanti, forti di una scrittura tanto classica quanto solida.
 
Certamente "Adrian Younge Presents Angela Muñoz Introspection" non è un disco che può davvero soprendere nel 2020. Immobile nel tempo, pervaso dalla malinconia per un'era mai vissuta in prima persona, gli manca giusto il gracchiare di un'interferenza radio per riportarci pari pari al 68. Ma chiaramente l'effetto è voluto - prova ne sono anche le versioni strumentali di ogni singolo brano messe in coda alla scaletta come vecchi lati B (ma anche una mossa di Younge per mettere in mostra l'efficacia produttiva dei propri studi).
Comunque sia, questo suono squisitamente analogico farà sempre breccia su un certo pubblico, e Angela è l'interprete adatta per dargli voce con grazia. Certo a soli diciotto anni d'età la ragazza non mostra ancora una personalità davvero completa come autrice, Younge è di fatto il principale nome di richiamo dell'opera e il suono dei suoi Labs detta l'atmosfera dell'intero disco, ma l'unione tra i due funziona a dovere e per il momento va più che bene così. Benvenuta Angela.

(30/06/2020)



  • Tracklist
  1. Don't Show it
  2. I Don't Care
  3. I'm In Love
  4. Top Down
  5. Can I Get Your Name
  6. Stardust
  7. Feel The Same
  8. In My Mind
  9. So Young




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