Lianne La Havas

Blood

2015 (Warner) | soul

Ne ha fatta di strada Lianne La Havas; il suo nome non sarà particolarmente popolare in Italia, ma nella nativa Inghilterra l'album di debutto "Is Your Love Big Enough?" (2012) fu nominato al Mercury Prize, i suoi concerti sono da sempre piuttosto gremiti, e quel mandrillone di Prince è follemente innamorato di lei, al punto che una volta è andato a trovarla a casa sua (più precisamente, casa dei suoi genitori), e si è messo a strimpellare la chitarra in salotto con lei.
Il segreto di Lianne? Un talento schietto e senza fronzoli, una voce limpida ma capace di fumose inflessioni blues, e soprattutto il saper scrivere canzoni soul con un'ottica moderna e liriche dirette e colloquiali, senza eccessive licenze poetiche - quello che, al netto dei drammi personali, è lo stesso motivo che ha reso Amy Winehouse un personaggio così amato e popolare.

"Blood", però, è anche un discreto salto laterale. Se il debutto giocava su atmosfere acustiche in presa diretta e testi genuini da saltar subito all'orecchio ("Age", a tal proposito, era particolarmente pungente), oggi il successo e l'esperienza han dato a Lianne il tempo e i mezzi per affinare la cura del songwriting e degli arrangiamenti, mentre la produzione s'è fatta ricca e pomposa e la copertina è particolarmente esplicativa: posa da modella su sfondo rosa pastello, con marmo e una decorazione di dragon flower a descrivere quel decadente lusso vintage da rivista d'interni per coppie benestanti in cerca di casa.

Il bel singolo di lancio "Unstoppable" è sintomatico di tale svolta; ritmo lento, folate d'archi sfrigolanti e interpretazione sorniona da diva anni 60, un pezzo che non tenta la svolta radiofonica ma che indubbiamente si copre di seta pregiata fino ai piedi (evidente la mano di Paul Epworth). Ma ad accalappiare l'ascoltatore casuale ci provano le più piacione "Green & Gold" e "Tokyo", e soprattutto "What You Don't Do", che tradisce leziose carinerie come la prima Corinne Bailey-Rae.
Lianne, insomma, continua a dare il meglio di sé quando lascia da parte gli orpelli di troppo e si mette a sussurrare nel microfono senza l'uso d'intermediari; l'emozionante ninna nanna di "Wonderful", la sognante chitarra di "Ghost" e i cinematografici languori notturni di "Good Goodbye" sono pezzi da ascoltare - e gustare - in santa pace. Il ritmo si scalda con "Midnight", che pure paga pegno all'esperienza di Alice Russell, ma conquistano da subito sia la possente "Grow" che il sordo ritornello da riot-grrrl di "Never Get Enough", iniettando un po' di adrenalina sulla seconda parte dell'album.

Al momento in cui si scrive "Blood" potrebbe debuttare direttamente in vetta alla classifica britannica, il che rende bene l'idea di culto che si è creata attorno a Lianne La Havas. Come la sua concittadina Jessie Ware, l'assenza di grossi singoli di successo le preclude forse un'esposizione su più grande scala, ma la sua carriera è in florida crescita, e in tal senso un album come "Blood" può indubbiamente piacere a diversi, perché non manca certo di fascino ed eleganza.
Ma per chi l'ha conosciuta con l'incanto del debutto, l'ascolto di questo nuovo album purtroppo lascia un po' l'amaro in bocca. Troppa lacca fa starnutire.

(05/08/2015)



  • Tracklist
  1. Unstoppable
  2. Green & Gold
  3. What You Don't Do
  4. Tokyo
  5. Wonderful
  6. Midnight
  7. Grow
  8. Ghost
  9. Never Get Enough
  10. Good Goodbye


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