Danheim

Skapanir

2020 (Ballista Records) | nordic ritual folk

Mike Schæfer Olsen, nelle vesti di Danheim, da diversi anni esplora il lato più elettronico della nuova onda ritual folk. Una profonda connessione con il proprio retaggio culturale danese ha alimentato il suo interesse per il genere. La musica dell’artista di stanza a Copenaghen guarda ai lati più oscuri della storia vichinga, tra mitologia nordica e antico folklore scandinavo, condendo il tutto con una vivida immaginazione e un’ampia libertà rispetto alle fonti storiche e al reale patrimonio folklorico di quelle lande.
Rispetto ad act come Wardruna, Forndom, Heilung e Nytt Land, il lavoro di Olsen si spinge ancora di più verso un ibrido audace e coraggioso tra musica scandinava e dark-ambient. La sua proposta è una sorta di elettronica archeo-futurista in cui le percussioni marziali acquistano un ruolo predominante nel creare affascinanti mantra rituali che qui s’innervano su cupissime tessiture ambientali rosso sangue. Per certi versi, il suo particolare sound è accostabile più alle sperimentazioni post-industrial della Cold Meat Industry che al folk tradizionale. Pensiamo soprattutto ad artisti come Mz.412, In Slaughter Natives e Sephiroth, ma anche a un rumorismo selvaggio e brutale che ricorda i primi e inarrivabili Einstürzende Neubauten.

“Skapanir” segna una profonda maturazione del sound targato Danheim, che qui si emancipa non poco dai primi Wardruna di “Gap Var Ginnunga”, cui viene sovente accostato in maniera un po’ frettolosa. Alcuni suoi brani sono stati anche usati di recente nella colonna sonora della fortunata serie televisiva "Vikings", contribuendo a far conoscere il suo lavoro oltre la cerchia più stretta degli appassionati di certe sonorità sotterranee.
Se episodi come “Kala” e “Aesir” (quest’ultima due con la partecipazione del conterraneo Heldom) ricordano ancora molto un certo classico sound folk/ritual alla Forndom, già con brani come “Blotjarl” e “Forndagr” veniamo presi nel vortice di selvagge danze tribali per berserkers assetati di sangue.
Un battito atavico, il respiro profondo di antiche battaglie sepolte nel proprio retaggio norreno, emerge dalle nebbie angoscianti di “Ragnakamp” per poi precipitare nell’invocazione sciamanica di “Reida”, che ricorda un po’ le derive paleo-elettroniche di Heilung e Nytt Land. Del resto, una traccia come la finale “Hefna” mette in scena un suono che non è poi così distante, a livello sonoro, dal furore techno germanico di un Ancient Methods.

Con “Skapanir” Danheim ci mostra terre sconosciute e selvagge in cui la contemporaneità per un momento sembra ritrovare nel passato il suo antico spirito guerriero e indomito, tra culto dell’arcaico e audaci sperimentazioni rituali, capaci di fondere mondi e linguaggi diversi ma qui convergenti.

(17/05/2020)



  • Tracklist
  1. Intro 
  2. Kala 
  3. Blotjarl
  4. Aesir
  5. Forndagr
  6. Faldne
  7. Skapanir
  8. Vetrnátta Blot
  9. Ragnakamp
  10. Reida
  11. Blodfest 
  12. Hefna
 




Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.