Heilung

Futha

2019 (Season of Mist) | pagan folk, viking folk, experimental

Heilung è un trio dedito a un folk sperimentale intriso di spirito nordico, tra paganesimo e culto degli Dei norreni. Christopher Juul, Kai Uwe Faust e Maria Franz provengono rispettivamente dalla Danimarca, dalla Norvegia e dalla Germania e sono interessati alla storia e alle tradizioni delle loro terre in epoca medievale, quell’Europa Settentrionale tra l’età del ferro e l’era vichinga che si perde nel mito e nella leggenda.

Nel corso degli anni Dieci, dopo il successo di band come Wardruna, sono nati diversi nuovi gruppi (neo)folk di stampo etenista/neopagano: pensiamo a progetti come Forndom, Draugurinn, Leidungr, Osi and The Jupiter, Danheim e Nytt Land, solo per fare qualche nome di quella che si configura come una vera e propria nuova onda - o meglio orda - nordica.
Gli Heilung si sono imposti da subito nella scena anche grazie a esibizioni dal vivo molto ben congegnate, di sicuro impatto scenografico grazie agli strumenti e ai costumi utilizzati, ispirati all’era vichinga e al folklore dei popoli circumpolari eurasiatici. Il loro esordio al Castlefest e al Midgardsblot Metalfestival nel 2017 ha lasciato il segno, tanto da far loro guadagnare un contratto con la celebre label Season of Mist, che ha ristampato anche il loro primo disco autoprodotto, “Ofnir”, (2015) e dato alle stampe “Lifa” (2017), registrazione live della loro originale performance al Castlefest.

Il nuovo album, “Futha”, conferma come la proposta degli Heilung sia molto coraggiosa e mantenga un approccio originale e mai banale alla materia. Tra ritualismi e visioni sciamaniche, il disco è ispirato sin dal nome all’alfabeto runico, il futhark appunto. Il lavoro è anche impreziosito da un ottimo artwork - non a caso Kai Uwe Faust è un tatuatore esperto di tatuaggi tradizionali nordici - con immagini di spiriti animali ancestrali. Tutte le scritte sulla copertina, a parte il loro logo, sono state realizzate in alfabeto runico.
Tra cantilene e voci distorte (si ascolti “Galgaldr”), c’è spazio per derive rituali che ricordano i Phurpa e per melodie che fanno pensare alle atmosfere del primo album di Fever Ray (“Norupo” e “Traust”). Ovviamente, l’influenza dei Wardruna della trilogia “Runaljod” è molto presente (“Othan”), anche se in alcuni momenti emergono vocalizzi sperimentali alla Einstürzende Neubauten (“Elivagar”) o vicini all'ambito black metal di band come Abruptum.

Come nel caso dei Wardruna, si tratta di una reinvenzione della tradizione che vuole evocare lo spirito guerriero e indomito degli antichi popoli nordeuropei, uno spirito inevitabilmente legato al sangue e alla terra. Tutti i suoni dell’album sono stati prodotti con l’uso di strumenti molto particolari: da vere e proprie ossa umane e animali, a corni e sonagli d’argilla realizzati con ceneri umane, passando per strumenti rituali indiani (a riprova di una comuna origine indoeuropea/indoariana, come ben dimostrato in passato da Georges Dumézil) come il ravanahatha e una campana rituale indù.
L’uso di tre voci molto differenti permette interessanti passaggi atmosferici per un album variegato, un lavoro che rende conto delle alte potenzialità del trio in sede di studio.

Il nome Heilung significa “cura” in tedesco ed effettivamente il loro suono vuole essere una sorta di rituale per curare i molti mali della modernità, in una visione tradizionalista radicale, precristiana ed europea autoctona, capace di aprirsi a una dimensione magica e sciamanica. Un lavoro decisamente consigliato a tutti gli amanti di certi temi e sonorità.

(23/08/2019)



  • Tracklist
  1. Galgaldr
  2. Norupo
  3. Othan
  4. Traust
  5. Vapnatak
  6. Svanrand
  7. Elivagar
  8. Elddansurin
  9. Hamrer Hippyer


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