Floral Tattoo

You Can Never Have A Long Enough Head Start

2020 (Autoprodotto) | emo, shoegaze, noise-pop

Sono poche ma precise le indicazioni che i Floral Tattoo da Kirkland (Seattle, Washington) forniscono tra social e bandcamp: music for sad trans people who grew up at the dawn of the digital age. Una frase molto semplice che la dice lunga sugli umori e sui temi sviscerati, strillati in "You Can Never Have A Long Enough Head Start". Ma che suono hanno i tormenti e le speranze (sì, speranze, perché il secondo disco della band non è mai privo di luce, completamente abbandonato allo sconforto e alla rabbia) di cinque musicisti gender fluid dell'era digitale?
La lamentosità della voce, sempre a un passo da una crisi nervosa, dal frammentarsi in un urlo disperato, suggerisce forte vicinanza al midwest-emo (i vocals di "Oar House", canzone prima delicatamente puntellata dallo xilofono poi gloriosa nel finale con le trombe), ma il lavoro fatto sulle chitarre è molto più vicino alla scuola dei Built To Spill nonché, talvolta, allo shoegaze ("Julius & Ethel", che nella prima delle due parti di cui si compone serba una coda chitarristica altamente epica).

Il disco si apre al suono traballante di una melodica (vi ricordate quando alle scuole medie vi facevano suonare "Für Elise" alla Diamonica Bontempi? Proprio quel genere di strumentino a fiato) che accompagna le chitarre in diversi altri episodi ("Life In Color", la più sghemba e folk-punk "Don't Try Things") rischiarando i brani al lume di fiammella fievole ma capace di riscaldare l'animo. È una relazione forse un po' tirata per i capelli, ma l'uso di questo strumento fa un po' l'effetto che l'apparato folk sortiva in "Funeral" degli Arcade Fire.
Struttura rotonda, basso croccante e un bel gioco delle parti tra la chitarra acustica e quella elettrica, "Leaving" è un piacevole numero power pop che finisce frullando il cow-punk in un vortice shoegaze. Non c'è che dire, i ragazzi non hanno paura di pescare nuove carte ad ogni canzone e rimescolarle. Succede anche nella bellissima "Danny Be Well", con le chitarre che sembrano voler raggiungere l'altitudine del post-rock emozionale degli Explosions In The Sky.

Insomma, come loro stessi, anche la musica dei Floral Tattoo è gender fluid. Rimane però sempre fedele a un sincero approccio DIY di fondo, riconfermando quanto quest'attitudine sia abile nel catturare l'urgenza espressiva di condizioni difficili da vivere e da capire.
Se l'anno scorso l'incontro tra Diy e sofferenze Lgbt ci ha consegnato (sebbene su campi musicali diametralmente opposti) primizie come quelle Uboa e Weatherday, il 2020 inizia (al netto di qualche imprecisione) altrettanto bene con il secondo Lp dei Floral Tattoo.

(26/01/2020)

  • Tracklist
  1. (Foreword)
  2. Life in Color
  3. Julius & Ethel
  4. She
  5. Oar House
  6. Leaving
  7. Don't Try Things
  8. (Redding Forest Fire / Fermi)
  9. Danny, Be Well
  10. Julius & Ethel, Pt. 2
  11. The Art of Moving On
  12. (My Life Fell Apart This Year)


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