Uboa

The Origin Of My Depression

2019 (Uboa (self production)) | dark-ambient, death industrial

Il celebre videogioco giapponese “Yume Nikki” è ambientato nella camera di una hikikomori (gli adolescenti giapponesi che si isolano dalla società recludendosi in camera) di nome Madotsuki. Ai videogiocatori spetta il compito di esplorare i sogni di Madotsuki e di essere l'unico portale dell’adolescente verso un mondo, per quanto onirico e dunque astratto, esterno. Tra tutti i terribili incubi e scenari in cui i videogiocatori possono incappare, il mondo trappola di Uboa, un terrificante spettro senza genere, è senz’altro tra i peggiori e più difficili da evadere.

È una trappola anche la musica dell’australiana Uboa, al secolo Xandra Metcalfe, mai così personale e intima come in questo suo quarto Lp. Un limbo claustrofobico in cui la sperimentatrice ambient-noise affronta, come da titolo, le origini della sua depressione, che lamentate (“Detransitioning”) o affidate a urla laceranti (“Lay Down And Rot”, “Please Don’t Leave Me”) indicano la sua condizione di transgender in una società cisessuale. Tutte le canzoni di “The Origin Of My Depression” sono state infatti scritte dalla Metcalfe durante i momenti più bui del suo passaggio da un sesso all’altro, mentre la copertina del disco è uno scatto del St. Vincent's Hospital durante un ricovero per tentato suicidio.

Infestate da ronzii sinistri, meccanismi zoppicanti e squarci harsh noise, “Detransitioning” e “The Origin Of My Depression” inscenano un ambiente solitario e sinistro, dove la performer è costretta, divisa tra paura e coraggio, ad affrontare i suoi spettri più agguerriti e crudeli. Il confronto più atroce con questi fantasmi avviene in “Lay Down And Rot”, dove le grida di Xandra vengono maciullate da furibondi assalti industrial. Altrettanto violenti sono i due minuti di “Please Don’t Leave Me”, sconquassati prima da smottamenti noise poi da una poderosa chitarra death-industrial. Unico momento di estatica calma, “Epilation Joy”, raffigura la meraviglia della trasformazione, qui descritta ai suoi primi passi, attraverso tiepidi interventi sintetici, campane e corde sfiorate con delicatezza.

Lungo e maestoso, a tratti liberatorio, “An Angel Of Great And Terrible Light” è il brano più suonato del disco. Giocato su un crescendo a metà tra claudicante post-rock e Current 93, parte marcetta guidata da chitarra acustica e melodia di campane per dirigersi verso un finale accecante e abrasivo per chitarre metal e rumori assordanti.
Si chiude con la più quieta, ma nuovamente angosciante, litania di “Misspent Youth”, con minacciosi droni di chitarra che fanno vibrare le corde di un pianoforte malmesso e le onnipresenti campane. Molto interessante, qui come in altri momenti, la prova canora offerta da Xandra, che mette sotto metadone Puce Mary, Anja Plaschg e Chelsea Wolfe.

Nato quasi come un gioco per sfogarsi con doom e piccoli esperimenti rumorosi, Uboa diventa con “The Origin Of My Depression” il progetto madre di Xandra Metcalfe, che consegna con esso uno dei dischi più disturbanti, urticanti e coinvolgenti dell’anno in corso. Una prova onesta e straziante, utile anche, se non a comprendere, perlomeno a sbirciare nel buio in cui sovente le società costringono certe scelte.

(30/05/2019)

  • Tracklist
  1. Detransitioning
  2. The Origin Of My Depression
  3. Lay Down And Rot
  4. Epilation Joy
  5. Please Don't Leave Me
  6. An Angel Of Great And Terrible Light
  7. Misspent Youth


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