Connells

Steadman's Wake

2021 (Black Park) | college pop

College-pop nostalgico, in perenne bilico tra luce e malinconia, orecchiabile ma intimo, e sempre capace di dialogare sia col classic rock (Fairport Convention, Byrds, Jethro Tull) che con l'estetica indie (Smiths, Rem). I Connells sono stati questo, fin dai loro esordi nei primi anni Ottanta di Raleigh, North Carolina. Dopo vent'anni secchi di silenzio, mostrano di volerlo essere ancora, per la gioia dei loro fan.

Durante il lungo iato discografico, la band si è di quando in quando esibita dal vivo e ha avuto alcuni significativi cambi di formazione, come l'arrivo di Rob Ladd alla batteria e la sostituzione dello storico chitarrista George Huntley con Mike Ayers. Resta comunque costante il cuore originale del gruppo: i due fratelli David e Mike Connell (basso e chitarra) e il cantante Doug MacMillan, a cui si è aggiunto nel 1991 il tastierista Steve Potak. Negli ultimi anni, si erano intensificate le notizie di un nuovo disco, e con un po' di ritardo sulle previsioni iniziali ecco che "Steadman's Wake" giunge alle stampe nella seconda metà del 2021
.
L'album vede i Connells in buona forma: il sound è ancora quello, la voce di MacMillan regge bene il tempo trascorso, la penna di Mike Connell si mostra come sempre delicata e riconoscibile. Agli undici pezzi del disco, otto inediti e tre reincisioni, manca senz'altro l'irruenza degli esordi - ma quella a dire il vero mancava da ben prima della ventennale pausa creativa. Al suo posto, e l'elemento di interesse sta forse qui, si trova invece uno sguardo consapevolmente riflessivo, in linea col luminoso spleen che marcava l'indimenticabile "'74-'75", massima hit della loro carriera.

C'è tanto organo Hammond e un bel po' di Mellotron ad alimentare, accanto al consueto jingle-jangle, il mood pensoso delle gustose "Fading In (Hardy)", "Gladiator Heart" (dal precedente "Old School Dropouts"), "Stars". Ed è un più che convincente ricordo della robustezza chitarristica di un tempo a rendere dinamiche e coinvolgenti le due canzoni che aprono e chiudono il disco, l'energica "Really Great" e la più pacata (ma comunque trascinante) "Helium". Ci hanno messo parecchio a tornare in pista, ma hanno voluto fare le cose per bene.
Senza particolari picchi né particolari cedimenti, "Steadman's Wake" è un ritorno che soddisferà i fan storici e lascerà indifferenti gli altri. Ma d'altronde, con ogni probabilità, saranno solo i primi a interessarsi al disco. Bene così, insomma.

(18/11/2021)

  • Tracklist
  1. Really Great
  2. Fading In (Hardy)
  3. Steadman's Wake
  4. Rusted Fields
  5. Song for Duncan
  6. Gladiator Heart
  7. Burial Art
  8. Universal Glue
  9. Stars
  10. Hello Walter
  11. Helium
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