Daniel Knox

Won't You Take Me With You

2021 (H.P. Johnson Presents) | singer-songwriter, baroque pop

Daniel Knox non è uno per il quale si sprecano copertine o titoloni, le sue nuove uscite passano quasi nel silenzio (noi stessi ci siamo occupati di uno soltanto tra i suoi dischi precedenti, salvo poi intervistarlo), eppure la classicità istantanea del suo baritono, la sobrietà istituzionale delle sue composizioni e la pungente ironia dei suoi testi hanno conquistato una pletora di fan illustri quanto variegati. Si va da David Lynch allo Swans Thor Harris, da Jarvis Cocker a Rufus Wainwright. Da una parte dell’oceano all’altra, da un genere al suo opposto.

E’ un artista dal profilo atipico, il cantautore dell'Illinois, che da proiezionista cinematografico si è scoperto musicista, strimpellando su quei pianoforti mal accordati che fanno la loro bella presenza nelle hall degli alberghi. Non è dunque difficile immaginare la presenza di Knox in uno di quei locali fumosi dove si consumano storie d’amore e morte, inganni e cose non dette. Lo stile narrativo del cantautore di Chicago è un crocevia tra John Grant e Leonard Cohen, un flusso malinconico che intercetta Richard Hawley e Tom Waits, senza il fascino camp di Rufus Wainwright, a volte armonicamente troppo austero e oscuro per catturare fino in fondo l’attenzione del pubblico.

Nel periodo intercorso tra il nuovo album e il precedente “Chasescene”, l’artista ha pubblicato un disco di cover di brani tratti da "Twin Peaks" (”Half Heart”) e uno dedicato alle composizioni di Fred Rogers, autore e conduttore televisivo noto per trasmissioni educative e prescolari andate in onda in America tra il 1968 e il 2001 (“You Are My Friend: The Songs Of Mister Rogers”).
Con una produzione baciata da una costante ispirazione, “Won’t You Take Me With You” si caratterizza come il più cinematografico e lieve tra i dischi di Knox. Dopo due brani arzilli, e posti come sono in apertura del disco vien da dire fuorvianti, come l’istrionica “King Of The Ball” e la meno sostenuta “Vinegar Hill”, che si abbacchia però nel finale affidato a un sassofono ondivago, il disco lascia calare la notte e ci conduce nel retro di una città spettrale, attraversata da mura logore e con le luci affiocate dal vapore esalato dalle strade umide e scure.

Le canzoni più toccanti e diroccate sono quelle guidate dal pianoforte, e solo saltuariamente arricchite da archi e fiati in economia. Una spettrale “Fall Apart”, cantata osservando una casa o i valori morali cadere a pezzi dunque, o una più intima “Fool In The Art”, addirittura canticchiabile, nella cui melodia di pianoforte è dolce naufragare. Knox tiene sempre alta la qualità delle sue affascinanti ballate da cabaret noir, facendo muovere i suoi personaggi in ambiti sonori cupi e nichilisti, a volte sfregiati da lancinanti droni di chitarra elettrica e cantata da Knox come il fantasma di John Grant (“Look At Me”) o lasciati in balia del dubbio o della solitudine (“I Saw Someone Alone”).

Maturità, enormi possibilità espressive e senso della misura fanno del settimo disco del cantautore di Chicago molto probabilmente, se non il suo migliore, il più completo, certamente un’opera monumentale che si staglia su questi tempi bui e ne cattura l’umore umbratile e funereo. In particolar modo quando in “Girl From Carbondale” il pianoforte comincia a perdere rilevanza, mentre acquista coraggio una sezione d’archi che sembra volerne commentare le scenette a mo’ di colonna sonora. O quando il cantautore barbuto fa filtrare un lieve disincanto a illuminare l’abbagliante “No Horizon”, che suggella “Won’t You Take Me With You” con una marcia minimalista di pianoforte e fiati che conduce verso i titoli di coda con un’intensità drammatica alla Scott Walker, mentre sullo sfondo l’orchestra cattura ansie e inquietudini quotidiane, trasformandole in avvincenti racconti della debolezza e precarietà umana.

(11/02/2021)

  • Tracklist
  1. King of the Ball
  2. Vinegar Hill
  3. Fall Apart
  4. Fool in the Heart
  5. Girl from Carbondale
  6. Look at Me
  7. I Saw Someone Alone
  8. Lights Out
  9. No Horizon


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