Efterklang

Windflowers

2021 (City Slang) | ambient-art-pop

Anemone nella mitologia greca è una seducente ninfa, di lei si innamorarono Borea e Zefiro, due venti che si contesero l'amata scatenando bufere e tempeste, provocando così l'ira di Flora, che in preda alla collera tramutò Anemone in un fiore. Un vero e proprio castigo per Anemone, costretta a sbocciare in fretta al soffio primaverile del vento di Zefiro, quindi obbligata a subire l'impeto dei freddi venti di tramontana di Borea, sfiorendo nell'arco di un sol giorno.

Per Casper Clausen (nel frattempo autore di un pregevole album solista), Mads Brauer e Rasmus Stolberg, l'anemone, o fiore del vento, è il simbolo dell'arrivo della primavera, della rinascita, un fiore tanto effimero quanto fortemente simbolico. Registrato sull'isola di Møn, vicino Copenaghen, "Windflowers" completa in verità la rinascita del trio danese che, dopo l'incerto "Magic Chair", ha tracciato un nuovo percorso, prima estremizzando il lato sperimentale con "Piramida", quindi deviando verso una non del tutto riuscita enfasi operistica in "Leaves, The Color Of Falling".
Recuperata la natura più essenziale degli esordi, con un album in lingua danese "Altid Sammen", gli Efterklang sembrano aver trovato finalmente la chiave di volta di una complessa personalità artistica.

Resta effimero il fascino della musica dei danesi, ma proprio per questo prezioso e amabile, soprattutto ora che l'instancabile voglia di sperimentare e rinnovarsi sembra aver trovato pace e ristoro, con un sound che delle suadenti, algide melodie alla Sigur Ros e delle astuzie elettroniche alla Autechre conserva solo le premesse, per una musicalità più avvolgente e strutturale.
A voler essere caustici si potrebbe affermare che la musica di "Windflowers" pesca nell'immaginario sophisti-pop dei Blue Nile o dei Talk Talk di "The Colour Of Spring", tesi che non sminuisce il valore del sesto album del trio danese, anzi, lo caratterizza fino a elevarlo come l'opera più riuscita dai tempi di "Parades".

Dell'arte sopraffina dei Blue Nile, gli Efteklang fanno tesoro per gestire la coralità armonica di "Mindless Center" o nella madida ballata "Alien Arms" che, oltre ad aprire le danze, detta le coordinate dell'album più ottimista e confidenziale del gruppo. Hollis e soci sono invece punto di riferimento per le malinconiche e raffinate soluzioni orchestrali di "Beautiful Eclipse" o per il suggestivo tappeto di synth che regala una delle più struggenti pagine dell'intera discografia della band, "House On A Feather".
La ricerca della bellezza e dell'armonia di "Windflowers" è costantemente percepibile, l'intensa poesia autunnale di "Hold Me Close When You Can" ha la fragilità delle migliori pagine dei Woodpigeon o dei Patrick Watson, mentre l'estetica quasi dance di "Living Other Lives" (scelta peraltro come singolo) è solo un'altra faccia della malinconia che regna sovrana.

L'album apparentemente più convenzionale degli Efterklang è forse il più incoraggiante. Un disco che, senza rinunciare al fascino più concettuale degli esordi, riesce perfettamente a sintetizzare e calibrare le peculiarità della musica pop elettronica con un'energia e un'ispirazione incantevoli, soprattutto nell'eccellente finale di "Åbent Sår", in collaborazione con il produttore techno The Field.

(15/01/2022)

  • Tracklist
  1. Alien Arms
  2. Beautiful Eclipse
  3. Hold Me Close When You Can
  4. Lady Of The Rocks
  5. Dragonfly
  6. Living Other Lives
  7. Mindless Center
  8. House On A Feather
  9. Åbent Sår (Feat. The Field)






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