FACS

Present Tense

2021 (Trouble In Mind) | post-punk, experimental, noise-rock

E’ un continuo processo alla ricerca della perfezione, quello intrapreso dai FACS, sviluppatosi attraverso tre album che dal 2018 si sono avvicendati con cadenza annuale. La band di Chicago, nata dalle ceneri dei Disappears, si è ora consolidata nella line-up composta da Brian Case alla chitarra, Alianna Kalaba al basso e Noah Leger alla batteria/tastiere. A poco più di un anno dal mefistofelico “Void Moments” eccoli riapparire, più affilati che mai, con “Present Tense”, come da prassi pubblicato sotto l’egida della concittadina Trouble In Mind.
Il terzetto è arrivato all'apice delle proprie attuali potenzialità, immerso nel più claustrofobico post-punk che non bada nemmeno per un secondo a ritrarre il piede dall’acceleratore. Il livello di compattezza generale si mostra più spiccato che in passato, accessibile e contemporaneamente sperimentale, grazie anche all’impareggiabile produzione di Sanford Parker.

L’evocativa copertina è già un preciso indicatore di quanto inserito in scaletta: un insieme di brani abrasivi e caustici sui quali noise e riff graffianti sono affinati con inedita diligenza, spaziando in un labirinto di influenze contaminate da post-rock, industrial e dub, che passano dall’indie-rock dei conterranei Dehd ai Roxy Music per toccare sprazzi di shoegaze à-la My Bloody Valentine.
L'opener "XOUT" esordisce con spiazzanti sussurri che si tramutano in una progressione sfociante nella follia più distruttiva; il suono dei FACS esplode, mentre la voce di Case si frantuma fondendosi alla musica, portando il brano all’improvvisa cesura.
Nella title track la spigolosa guitar line di Case gioca con il basso di Kalaba un po' come fa il gatto con il topo: una traccia instabile, in perenne movimento, che si pone in sorprendente contrasto con “Strawberry Cough”, la testimonianza più accessibile dell’intero lotto, comunque in grado di emanare la medesima tensione esternata altrove. Nonostante barlumi di lucentezza pop e cadenze motorik, resta netta la sensazione che tutto possa precipitare nel caos in qualsiasi momento. Da non perdere il videoclip che, nella sua semplicità, è una escalation di seminali dischi in vinile di artisti per i quali è pleonastico fare citazioni e che, dai nomi prescelti, funge un po' da omaggio artistico.

I FACS si mostrano abili nel costruire con semplicità atmosfere inquietanti e aggressive: una cupa sezione ritmica, linee di chitarra severe e vocalità pressanti dimostrano come si possano raggiungere, in ogni caso, soluzioni complesse e multiformi, ben più di quanto le parti costitutive lascerebbero intuire. Un regime stilistico all’interno del quale i cambiamenti ritmici e gli intrecci strumentali di estratti come "Mirrored", che passa dal post-rock alla cacofonia estrema, coesistono con la ronzante e melmosa brezza che persuade "Alone Without”, senza smarrire la raggiunta ampiezza d’idee.

“Present Tense” potrebbe non essere il sottofondo perfetto da utilizzare in occasione di cene raffinate. Un post-punk che permane brutale e rumoroso, ma che ha convertito i rigorosi passi dei volumi precedenti in canzoni che danno la sensazione di essere costruite con libertà dadaista, come se avessero preso forma con un “taglia e cuci” durante la stesura, senza incatenarsi nelle logoranti sembianze del loro previo repertorio.

(28/05/2021)

  • Tracklist
  1. XOUT
  2. Stawberry Cough
  3. Alone Without
  4. General Public
  5. How To See in the Dark
  6. Present Tense
  7. Mirrored


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