Frode Haltli

Avant Folk II

2021 (Hubro) | chamber jazz/folk, contemporanea

Sono passati quasi vent’anni dall’esordio di Frode Haltli per la Ecm (“Looking On Darkness” con il Vertavo String Quartet), un lungo periodo che ha permesso all’artista norvegese di diventare familiare anche con quegli ascoltatori non proprio avvezzi al suono della fisarmonica, questo grazie a una costante evoluzione del proprio stile, una raffinata e non sempre prevedibile fusione di folk, jazz, avantgarde, chamber-folk e classical.

Dopo il rarefatto progetto in quartetto “Border Woods”, Frode Haltli ripristina l’ensemble di dieci elementi che diede vita al disco “Avant Folk”, per un esplicito seguito di quel progetto, intitolato non a caso “Avant Folk II”. Dietro il titolo dell’album si cela un’attitudine free-form: il musicista, più che mettere al centro il proprio strumento, ne fa fonte di dialogo con gli altri artisti, con un processo quasi osmotico che altera il ruolo dei vari elementi: violini, chitarre, trombe, contrabbasso, batteria, un organo Hammond intrecciano una trama, un filo narrativo delicato, colto, in costante equilibrio tra ricerca e tradizione.

Sono particolarmente vivaci, le trame della prima traccia “Doggerland”, il brano decisamente più folk-oriented: la fisarmonica conduce il gioco in un’estasi di suoni poco incline al virtuosismo; alla maniera di Dino Saluzzi, il musicista norvegese indugia su pause e silenzi, poche note che dalla briosa giga iniziale si trasformano in una cupa mini-sinfonia minimale, che pian piano ripristina gli elementi folk.
Dall’incontro tra il goat horn, un tipico corno norvegese e la fisarmonica sgorgano le più algide ed elaborate melodie di “Nordlys”, brano dalle infinite modulazioni sonore, perfetto terreno per slanci armonici e improvvisazioni, gli strumenti entrano adagio senza far rumore, anche basso e batteria smuovono l’aria senza turbare l’estatica e languida poetica del brano. Ispirato da una danza tradizionale.
“Gravberget” è l’episodio più fisico e impulsivo di “Avant Folk II”: il suono dell’organo e del sax, e un assolo di chitarra, agitano le acque, iniettando lievi barocchismi e tratteggi prog-folk che si insinuano tra le complesse maglie compositive, aprendo nuovi orizzonti e prospettive.

Gli oltre undici minuti della conclusiva “I Østen som i Vesten (All Over The Place)” sono i più audaci e innovativi del progetto: un viaggio tra varie etnie musicali, un percorso da Oriente a Occidente che si nutre di distorsioni, accordi microtonali e alterigia strumentale, tra citazioni etniche e ambientazioni tragiche e quasi funebri che mettono a dura prova le capacità tecniche di Frode Haltli; il suono della fisarmonica è stupefacente, insolito, le atonali armonie arabeggianti creano un effetto psichedelico, inquietante, confermando il musicista come un autentico innovatore, un musicista che sta violando limiti finora proibiti, per la gioia e la delizia dei palati più fini.

(27/08/2021)

  • Tracklist
  1. Doggerland
  2. Nordlys
  3. Gravberget 
  4. I Østen som i Vesten (All Over the Place) 


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