Imperatrice

Tako Tsubo

2021 (Microqlima) | nu disco, synth-funk, french pop

Il singolo “Leave The Door Open” di Bruno Mars e Anderson .Paak ha definitivamente lanciato nelle classifiche di mezzo mondo la recente rinascita di un suono soul, funk, disco dai toni spiccatamente retrò, capace di ramificarsi anche in ambiti non molto legati all’anima black che ne fu humus culturale. Chissà se tra le cause di questo capillare revival sia possibile rintracciare l’apporto della musica giapponese, in special modo di quel city pop divenuto in patria quintessenza del pop d’autore. Quel suono dalle forti tinte jazzy è progressivamente divenuto infatti oggetto di culto per milioni di appassionati occidentali, catturati dai campionamenti onirici di vaporwave e future funk.

È in un simile contesto estetico che si inseriscono i recenti sviluppi dei L'Imperatrice, band parigina attiva dal 2012. La formazione, inizialmente quintetto strumentale a cui nel 2015 si aggiunge la cantante Flore Benguigui, pubblica tra il 2012 e il 2018 tre Ep e un album, “Matahari”, unendo electro-pop e disco in una proposta d’atmosfera. Pure troppo, verrebbe da dire: se si escludono alcune buone trame bassistiche, ascoltando le tracce di questi lavori risulta difficile menzionare numeri in grado di emergere con decisione da una formula un po’ prevedibile. Il risultato sembra però piacere, tant’è che il singolo strumentale “Vanille Fraise”, pubblicato nel 2016, può vantare ottimi risultati sulle principali piattaforme di streaming, e tra il 2018 e il 2020 i sei suonano su palchi prestigiosi come La Cigale, il Casino de Paris, o il festival americano Coachella.

È però il 9 aprile dello scorso anno, grazie al singolo di lancio “Fou”, che i L’Impératrice sembrano trovare la loro dimensione definitiva. La componente electro da elemento centrale ha assunto un ruolo di abbellimento, con tenui tocchi di sintetizzatori suonati qua e là, mentre decisamente più preponderante è ora l’anima funk, esplicitata dalla classe e dal tocco del bassista David Gaugé, da incastri ritmici di batteria meno prevedibili e da un generale interplay tra gli strumenti fantasioso, capace di tenere alta l’attenzione anche nei break strumentali. La voce sommessa e non troppo peculiare di Flore Benguigui guadagna decisamente in vivacità rispetto al passato, appoggiandosi con più frequenza alle linee strumentali, secondo una prassi che rese immortali dischi quali “C'est Chic” o “We Are Family”.

Si arriva dunque al 26 marzo di questo’anno, data di pubblicazione di “Tako Tsubo”, secondo album che mette in evidenza sin dal titolo e dalla copertina l’ispirazione di matrice nipponica, retaggio delle istanze vapor menzionate in precedenza.
Svariati i momenti degni di nota: la sensuale “Anomalie Bleue” mostra l’abilità dei tastieristi nella creazione di tessiture di synth e piano elettrico dal sapor di Fender Rhodes, nonché la capacità della band tutta nel creare sezioni strumentali dinamiche e variegate. Atmosfere synth-funk dominano la scena nella notturna “Hématome”, che nei break strumentali tradisce reminiscenze (consapevoli?) di numi tutelari del city pop quali Toshiki Kadomatsu, Tatsuro Yamashita o Akira Terao.
Notevole anche il relativo videoclip d’animazione surreal/splatter, così come quello dalle tinte gore/black comedy di “Peur de Fille”; introdotta da tese urla campionate, quest’ultima fa bella mostra dei contagiosi ricami di chitarra elettrica trattata con filtro auto-wah che permeano il sound di tutto il disco.

Non mancano poi le finezze dal punto di vista armonico: si pensi ad esempio a “Sumbarine”, che presenta una mirabile alternanza tra passaggi armonici vicini a classici della canzone americana come i Carpenters ad altri di puro funk-pop. L’utilizzo del francese, per quanto non esclusivo nel corso delle tredici tracce, non è scontato in una scena nazionale che ha spesso scelto di cantare in inglese, e conferisce sfumature del tutto inedite per il genere di riferimento, evocando a tratti la chanson o lo yè-yè meno spudorato.

In definitiva, ci si trova di fronte a un album suonato e prodotto con classe, intelligentemente in linea con l’hype del momento, che soffre però di un’eccessiva monotonia, nonché dell’incapacità di dare scossoni di energia quando serve. Del resto, se una delle tendenze hipster dell’ultimo lustro è quella di bollare come "dad rock" i classici degli anni 60 e 70, non può stupire la cronica mancanza di grinta nella musica indipendente contemporanea. Con buono scorno di chi, come il sottoscritto, non disdegna un po’ di sana passione boomer.

(29/04/2021)

  • Tracklist
  1. Anomalie bleue
  2. Fou
  3. Hématome
  4. Submarine
  5. L'équilibriste
  6. Off the side
  7. Peur des filles
  8. Souffle au cœur
  9. Tako Tsubo
  10. Voodoo?
  11. Digital Sunset
  12. Tombée pour la scène
  13. Tant d'amour perdu






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