Luigi Porto

Tell Uric

2021 (La lumaca dischi, Respirano Records) | alt-rock

Giunge al quinto Lp l’eclettica discografia di Luigi Porto, musicista passato negli anni dall'elettronica d'avanguardia al folk, dalla collaborazione coi Maisie alla neoclassica. Lo avevamo lasciato con “Scimmie” nel 2014 e dopo sette anni passati a collaborare a New York in teatri d'avanguardia e colonne sonore, torna nel 2021 con “Tell Uric”. Porto è da sempre un musicista interessato ai fenomeni sociali che lo circondano, artista nel senso più ampio possibile, con uno sguardo aperto al mondo, come si può evincere dalla nostra recente intervista.

New York potrebbe essere definita la città delle mille contraddizioni, luogo di arte e cultura, ma anche luogo della ricchezza più sfacciata e volgare, cioè esattamente l’opposto di ogni possibile idea di arte. Nonostante le enormi differenze sociali esistenti, è anche la città di un gran numero di lavoratori che vivono vittime della gentrificazione (fenomeno comune ormai a tutte le grandi metropoli) della periferia della città, costituendone così la parte vitale. “Tell Uric” vuole testimoniare questo aspetto, prendendo in prestito il termine dispregiativo in uso da chi supporta le tesi criminali dell'esistenza di razze superiori e inferiori, idea che purtroppo negli Stati Uniti è ancora presente in percentuali non insignificanti. La freccia in basso vuole proprio indicare il luogo di interesse di Porto, gli ultimi della società verso cui è rivolto il suo sguardo.
Non poteva che essere un album aperto ad altri musicisti, ricco quindi di collaborazioni. Da Ray Lustig a Al the Coordinator, da Alexandra Linde sino a una famiglia di musicisti hippie filippini (An Outskirt) ai cori.

Otto brani molto diversi tra loro, che formano una sorta di diario di appunti dell’autore, dai momenti vicini alla classica ad altri di cantautorato fino ai legami con la soundtrack music. Alcuni brani lasciano il segno più di altri, come il lento incedere di “Locust Devotee” o la perla neoclassica, tra avanguardia e colonna sonora, di “Uljhan”, probabilmente il capolavoro dell’album. Subito dopo, proprio per sottolineare l’ecletticità, si passa al cantautorato con “The Roofing Really Needed”, con un andamento lento e ipnotico da psych-folk.

L’aspetto ipnotico si accentua in senso tipicamente lo-fi in una piccola perla, “The Sun”, con un canto quasi sussurrato, un testo malinconico e poetico, una strumentazione ridotta al minimo e un andamento da psichedelia floydiana. “Morningside” si muove tra ballata e orchestra di fiati jazz in un equilibrio ben calibrato. Interessante anche il basso quasi dark/post-punk di “Sketchy Building” che accompagna un canto monocorde che crea ipnosi.
L’album ha avuto anche l’apprezzamento di Angelo Badalamenti con cui Porto ha più volte collaborato in questi anni. Non si può dire che sia poco.

(23/06/2021)

  • Tracklist
  1. Gabor
  2. Sketchy Building
  3. Morningside
  4. Locust Devotee
  5. Uljhan
  6. The Roofing Really Needed
  7. The Sun
  8. Family






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