Måneskin

Teatro d'ira - Vol. I

2021 (RCA) | rock, pop

Freschi della vittoria al Festival di Sanremo 2021, i romani Måneskin ritornano in studio dopo il successo di pubblico ottenuto con "Il ballo della vita" (2018), triplo platino contenente i singoli assai differenti "Morirò da re", un sanguigno rock, e "Torna a casa", una ballata malinconica che confina col patetico. Questa volta si presentano con un'opera più ambiziosa, rinunciando alle cover e mettendo in ponte un progetto che chiama ulteriori sviluppi, come chiaramente fa intuire il titolo "Teatro d'ira - Vol. I".

È "Vent'anni" a presentare il nuovo corso della formazione, un singolo edito a fine 2020 che propone una dolente power ballad, che deve qualcosa al suono emotivo e maestoso dei Metallica più ruffiani ma interpolati con un'anima decisamente più pop. Musica d'altri tempi, che rinfocola le critiche di chi li reputa giovani solo all'anagrafe, e che fa il paio con il singolo sanremese, la vincitrice "Zitti e buoni", che invece rievoca il rock novantiano, urlato e assordante.
Questo alternarsi di graffi e carezze ritorna nella breve scaletta di appena otto brani: "Coraline", a rievocare la struttura e il climax di "Stairway To Heaven", anticipa "Lividi sui gomiti" e "I Wanna Be Your Slave" che, rispettivamente, fanno ruggire chitarre e scatenare in un movimentato hard-rock da ballo. E, al netto del già confermato citazionismo, un pezzo come "In nome del padre", con quella grinta che porta a mettere il volume al massimo e disturbare i vicini, difficilmente può risultare indifferente a chi col rock italiano è cresciuto.

Come spesso accade per i vincitori di Sanremo, sui Måneskin si è detto tutto e il contrario di tutto. Che possano essere loro i nuovi paladini del rock appare francamente un'affermazione fuori misura, se non addirittura un modo per alzare in modo talmente ridicolo le aspettative da far collassare tutto l'hype al primo passo falso. A due settimane dalla vittoria al Festival, in occasione di questo secondo album, si può invece approfittarne per cercare una prospettiva più equilibrata e un punto di vista che tenga meno conto del contesto dei talent da cui provengono e dalla kermesse che hanno appena vinto, per sua stessa natura eminentemente popolare.

A guardarlo come un album qualsiasi, quindi, "Teatro d'ira - Vol. 1" è il lavoro di un quartetto ancora giovanissimo ma innamorato del rock di venti o trent'anni fa, in cui spicca la presenza alla voce di Damiano David, irrequieto e talentuoso frontman. Sono capaci di scuotere con qualche fragoroso, per quanto ancora molto formulaico, riff di chitarra e commuovere, per quanto ancora con dolenti sfumature patetiche, nei momenti più intimisti. Sono ambiziosi, e forse il progetto "Teatro d'ira" ci darà qualcosa di più solido per immaginare il loro futuro. Questo ottetto di brani del primo volume è ancora poco per un verdetto definitivo, ma mostra comunque una qualche crescita rispetto all'esordio, seppure senza particolari entusiasmi.

(19/03/2021)

  • Tracklist
  1. Zitti e buoni
  2. Coraline
  3. Lividi sui gomiti
  4. I Wanna Be Your Slave
  5. In nome del padre
  6. For You Love
  7. La paura del buio
  8. Vent'anni


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